Capitolo 2
di Asian Lednev
D’un tratto non avevi più tanta fretta. D’un tratto tutta la torre vuota, per via di quell’unica parola nuova, sembrava più calda e accogliente.
Lattigine.
La parola l’hai vista comparire così, all’improvviso. Senza che nessuno ti inviasse un istant message.
“Così doveva essere, comunque”. Hai pensato.
Ti sei seduto in cima alla torre, sull’orlo del precipizio. A duecento metri di altezza. Lo sapevi che ti avrebbe accolto il vento ma sapevi anche che non avresti sentito freddo. Sopra l'acqua, quasi nera, resa scura dalla notte perenne, trascorrevano nuvole di fumo e nella tua immaginazione comparvero lastroni di ghiaccio. Avresti voluto sentire freddo. Ma non puoi. Certo sapevi che se anche tu fossi caduto non ti saresti fatto nulla. Le tue membra sono fatte di cartilagine digitale. Nel contempo hai riflettuto su quanto è stato detto a proposito di un poeta classico che aveva “dato un’impressione di nobiltà persino mentre si tagliava le unghie”. Hai dubitato che di te si potesse dire lo stesso… tu non hai le unghie, non puoi sentire freddo, non puoi perdere il tuo corpo.
Ma puoi perdere il linguaggio. E io con te.
Da quando tu esisti lo sai, io sto perdendo il linguaggio. Ogni parola parlata annunciava la prossima e in questo si fondeva creando un linguaggio unico incomprensibile. Per questo ti sei ritirato nella torre o per meglio dire mi sono ritirato in te. Ogni nuova parola che ti si formava sotto lo scorrere delle dita ti scollegava dal linguaggio. Mi scollegava dal mondo. Fino a quella parola comparsa sulla parete della torre.
Lattigine .
Hai cominciato da quella parola a ricostruire il mondo delle parole, una in fila all’altra. Ogni parola ha comiciato a richiamarne un’altra. Ad ogni parola hai tirato un sospiro di sollievo e questo ti ricollegava al mondo. Stavi fermo, sospeso, per tempi insolitamente lunghi. Era come se tu, la cui attività non prescrive nessuna regola di vita avessi bisogno di una idea per procedere. A pensare alle parole. E io qui a guardarti. Ogni parola che ritrovavi sulle pareti, che si illuminava e si lasciava leggere era un segno che “il mondo ritornava a te”. Soltanto questo, la riscoperta di una parola, era sufficiente a farti arrivare al mattino seguente, senza che ti dovesse accadere più niente
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