4° capitolo – bozza
di Azzurra Collas
L’orizzonte plumbeo sul paesaggio, rivestito di un manto untuoso, stranamente rilucente ai raggi lunari, smorzò ogni entusiasmo nei soccorritori. Sarebbe stato impossibile avvicinarsi alla zona delle esplosioni. La memoria di Durunkha, in Egitto, dove nel 1994 un deposito di petrolio colpito da un fulmine aveva provocato 500 vittime e ingenti danni ambientali, sarebbe per sempre impallidita di fronte alla tragedia che aveva colpito la Basilicata. Così le sagome degli animali e degli uomini ricoperti di melma di petrolio avrebbero per sempre tenuta desta la memoria di una follia planetaria, insieme agli uccelli impeciati sulle spiagge dell’Iraq, simbolo di altra e simile violenza ideologica. Laura si muoveva a fatica nella tuta di protezione, respirare era difficile, nonostante il respiratore, l’effetto psicologico della visione dal vivo del disastro le impediva di allargare i polmoni , l’effetto di sospensione della vita, che si captava ad ogni passo, ad ogni sguardo, sembrava ridurla ad una sorta di sospensione delle sue energie vitali.
In una Detroit, ormai avviata all’uso delle macchine elettriche dalla crisi dell’auto e dal terrore di attacchi terroristici alle centrali petrolifere, il mondo scientifico aveva finalmente deciso di sostenere con forza l’invio di aiuti all’Italia Meridionale e la sperimentazione della metodologia innovativa proposta dal Dr. King Hay Yang. In particolare un discorso infiammato di Margherita Hack, carico di sdegno per il ritardo del governo federale italiano e insieme di speranza per le sorti del Sud, aveva convinto tutti all’intervento. I fondi si sarebbero trovati, l’America non avrebbe abbandonato l’Italia.
Ed ora un drappello di cyberuomini, armati di speciali attrezzature e di solventi potentissimi , avanzava lungo quelle che erano state strade, o che ancora neppure erano riuscite a diventare tali, ma che ora erano soltanto fiumi di melma nera.
Dietro ai cyberuomini, un notevole gruppo di scienziati impacciati dalle tute e dal carico dei loro strumenti di analisi della situazione, uno sparuto gruppo di giornalisti e qualche politico. Il Dr. King impartiva ordini tramite una serie di chip impiantati nel suo cervello, mentre registrava ogni dettaglio sul suo pc cubico. Ognuno registrava a suo modo l’evento. Il silenzio era rotto solo dai cingolii delle macchine che procedevano a fatica, con il rischio di impantanarsi in ogni momento. Colpivano i movimenti silenziosi dei cyber uomini, le loro azioni perfettamente sincrone. Tutti erano difesi tramite i respiratori dai fumi provocati dai solventi, ma pure essi raggiungevano il corteo per le vie della memoria, ognuno ne captava l’odore secondo quanto aveva appreso dall’esperienza.
Laura registrava ogni dato sul suo laptop. L’odore del camino, dio mio così netto, la rapì per un attimo. Si era ripromessa di salvare qualunque frammento di memoria scritta che avesse avuto la fortuna di incontrare. Aveva il deserto di fronte. Eppure doveva cercare. Qualcuno che fosse stato colto dall’esplosione nell’atto dello scrivere, che avesse fermato l’attimo estremo della sua percezione, o l’attimo estremo della sua memoria. Quello sperava. Di poter documentare la tragedia attraverso l’ultimo suo attore e scrittore. Ma rischiava sempre di perdere di vista il gruppo, situazione non auspicabile in quel mondo ormai privo di riferimenti noti e riconoscibili, doveva riallinearsi e frenare il desiderio, essere realista e garantirsi un domani per cercare ancora. A volte le slittavano i pensieri verso chine impreviste. Lorenzo. Quando aveva mai potuto conoscerlo. L’eco di quel nome, disperso nel suo orizzonte mentale, restava come un light-motive sempre più costante. Se chiudeva gli occhi un deja vu le occupava lo sguardo.
Forse Londra? O Parigi? Lorenzo doveva pur esistere se…Il cellulare le sfondò il timpano destro. Il prefisso dell’Inghilterra…Il rettore Campbell? Hello…hello…
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