5° capitolo - bozza - di Azzurra Collas
“Hello…Hello…”. Nessuna risposta. “Hello…Rettore…hello… Campbell!”.
Laura guardò il display con maggiore attenzione. Un prefisso inglese faceva a pugni con il nome di Campbell, erano note, infatti, le sue attività separatiste in Scozia, non si sarebbe mai spostato dalla sua terra al regno nemico, dove per altro c’era un fascicolo aperto su di lui. E dunque? Chi poteva averla chiamata spacciandosi per Campbell? Ripensò all’occasione in cui l’aveva conosciuto: il gruppo “Free Scotland” aveva organizzato un convegno sui separatismi regionalistici nell’era della globalizzazione interplanetaria. Il suo intervento era stato particolarmente acceso, perfino il Presidente Mohammed Namangani, uzbeco dai toni solitamente forti, dal suo tavolo e dal suo ruolo lo aveva invitato a moderarsi per non generare incidenti con il potere centrale, nel momento cruciale della costituzione della Federazione dei Gruppi Separatisti, anche se aveva affermato con zelo di condividere in pieno lo spirito del suo intervento. Non poteva perdere neanche un alleato, ora che era giunto finalmente al suo obiettivo. E Campbell era prezioso, come alleato e come magazzino informativo.
La giornata, del tutto cupa nei colori e nei pensieri, si era improvvisamente segnata di un sottile filo rosso. I suoi articoli sul disastro in Italia, chiaramente orientati alla condanna dell’azione terroristica, ma anche venati di quello che lei amava chiamare il “sano regionalismo” del Sud, anzi dei Sud, quel sentimento del proprio territorio che forse avrebbe salvato la Basilicata dalle trivellazioni e dal disastro conseguente, l’avevano sempre più spostata nei cuori dei dissidenti. Ne era consapevole e sapeva che questo non l’avrebbe aiutata, come giornalista, come ricercatrice. Il potere centrale era lì, alle sue spalle sempre, ma sapeva che quanto più si fosse spinta oltre, tanto più avrebbe trovato sostenitori, il progetto di F. aka Asian era troppo importante per farsi tagliar fuori da qualche caimano. Un equilibrio di energia ideale e di tatticismo politico la costringeva in binari sempre più stretti, ma farsi togliere la carta per la libera circolazione sarebbe stato dire addio alla causa.
“Attention, please”, la voce meccanica del cyberuomo a capo della spedizione la spostò d’un colpo dalla testa alle gambe. “Do not leave behind ... not granted. Who slows operations will be downloaded in the first checkpoint”. Ci mancava solo quello, gli interrogatori, le perquisizioni…il ritmo era predeterminato. E bisognava stare al passo.
Chi aveva deciso un’operazione di tale portata? Spesso aveva ripensato ai gruppi e ai nomi dei sabotatori più conosciuti e a quelli di cui sapeva per vie informali, ma nessuno le era sembrato tanto forte nelle motivazioni e nelle disponibilità di contatti e mezzi da poter progettare e portare avanti con successo un attentato così terribile. Non poté non pensare, dopo la telefonata del presunto Campbell, che qualcuno aveva voluto fornirle un indizio. Ne avrebbe tenuto conto, appena avesse avuto un pc d’ultima generazione a portata di mano. Si trattava di ricercare nel database interplanetario. Da sola non poteva mai farcela. F. l’aveva chiamata da Bologna qualche giorno prima, per salutarla in partenza per uno dei suoi lunghi viaggi segreti. Lui sì che avrebbe potuto, era uno dei massimi esperti di ricerche inteplanetary wide web. L’avrebbe richiamato al più presto, sapeva dove trovarlo del resto. Il suo magazzino informativo sarebbe rimasto certamente e come sempre collegato ad Asian. E Asian, anche volendo, non poteva partire. La torre lo teneva stretto a sé con tutto il suo universo di conoscenze.
Fu in quel momento, mentre teneva bassa la testa per tenerla collegata ai piedi, per così dire, che la colpì un biancore, un residuo di carta? Possibile. Se si fosse piegata a raccoglierlo qualcuno dei cyberuomini se ne sarebbe accorto, ma come poteva lasciare lì quel reperto di vita? La procedura per la restituzione degli oggetti a chi li aveva trovati era lunga e fastidiosa, comprendeva come sempre le perquisizioni e gli interrogatori. Ma la sua ricerca di tracce di vita estrema per il database di Asian valeva quella tortura inquisitoria. Ecco, non restava che piegarsi e…Il cyberuomo fu più veloce di lei, come del resto si aspettava. Non poté leggere neanche una parola, il frammento di foglio era già nell’archivio del cyberman. Per la restituzione doveva aspettare i tempi ufficiali. Il desiderio di sapere bruciava, ma il potere centrale era lì, ed aveva consentito all’intervento americano solo con le garanzie di assoluto controllo su ogni minima operazione. Laura si sentì esplodere per la rabbia, ma aveva imparato a dominarsi. Le gambe e la testa ripresero a muoversi al ritmo dei gruppo. Del resto era così che si salvava la conoscenza, aspettando di interpretarne i frammenti, anche i minimi frammenti. E aspettare era un’arte appresa ormai da tempo, in cui era particolarmente esperta.
Forzò appena il ritmo, nel consentito. “Prof.ssa Hack…” sospirò, e la scienziata, a cui non era sfuggito nulla, le elargì uno di quei sorrisi che riconciliano.