La torre di Asian

La torre di Asian - romanzo collettivo

5° capitolo - bozza - di Azzurra Collas

“Hello…Hello…”. Nessuna risposta. “Hello…Rettore…hello… Campbell!”.
Laura guardò il display con maggiore attenzione. Un prefisso inglese faceva a pugni con il nome di Campbell, erano note, infatti, le sue attività separatiste in Scozia, non si sarebbe mai spostato dalla sua terra al regno nemico, dove per altro c’era un fascicolo aperto su di lui. E dunque? Chi poteva averla chiamata spacciandosi per Campbell? Ripensò all’occasione in cui l’aveva conosciuto: il gruppo “Free Scotland” aveva organizzato un convegno sui separatismi regionalistici nell’era della globalizzazione interplanetaria. Il suo intervento era stato particolarmente acceso, perfino il Presidente Mohammed Namangani, uzbeco dai toni solitamente forti, dal suo tavolo e dal suo ruolo lo aveva invitato a moderarsi per non generare incidenti con il potere centrale, nel momento cruciale della costituzione della Federazione dei Gruppi Separatisti, anche se aveva affermato con zelo di condividere in pieno lo spirito del suo intervento. Non poteva perdere neanche un alleato, ora che era giunto finalmente al suo obiettivo. E Campbell era prezioso, come alleato e come magazzino informativo.
La giornata, del tutto cupa nei colori e nei pensieri, si era improvvisamente segnata di un sottile filo rosso. I suoi articoli sul disastro in Italia, chiaramente orientati alla condanna dell’azione terroristica, ma anche venati di quello che lei amava chiamare il “sano regionalismo” del Sud, anzi dei Sud, quel sentimento del proprio territorio che forse avrebbe salvato la Basilicata dalle trivellazioni e dal disastro conseguente, l’avevano sempre più spostata nei cuori dei dissidenti. Ne era consapevole e sapeva che questo non l’avrebbe aiutata, come giornalista, come ricercatrice. Il potere centrale era lì, alle sue spalle sempre, ma sapeva che quanto più si fosse spinta oltre, tanto più avrebbe trovato sostenitori, il progetto di F. aka Asian era troppo importante per farsi tagliar fuori da qualche caimano. Un equilibrio di energia ideale e di tatticismo politico la costringeva in binari sempre più stretti, ma farsi togliere la carta per la libera circolazione sarebbe stato dire addio alla causa.

“Attention, please”, la voce meccanica del cyberuomo a capo della spedizione la spostò d’un colpo dalla testa alle gambe. “Do not leave behind ... not granted. Who slows operations will be downloaded in the first checkpoint”. Ci mancava solo quello, gli interrogatori, le perquisizioni…il ritmo era predeterminato. E bisognava stare al passo.

Chi aveva deciso un’operazione di tale portata? Spesso aveva ripensato ai gruppi e ai nomi dei sabotatori più conosciuti e a quelli di cui sapeva per vie informali, ma nessuno le era sembrato tanto forte nelle motivazioni e nelle disponibilità di contatti e mezzi da poter progettare e portare avanti con successo un attentato così terribile. Non poté non pensare, dopo la telefonata del presunto Campbell, che qualcuno aveva voluto fornirle un indizio. Ne avrebbe tenuto conto, appena avesse avuto un pc d’ultima generazione a portata di mano. Si trattava di ricercare nel database interplanetario. Da sola non poteva mai farcela. F. l’aveva chiamata da Bologna qualche giorno prima, per salutarla in partenza per uno dei suoi lunghi viaggi segreti. Lui sì che avrebbe potuto, era uno dei massimi esperti di ricerche inteplanetary wide web. L’avrebbe richiamato al più presto, sapeva dove trovarlo del resto. Il suo magazzino informativo sarebbe rimasto certamente e come sempre collegato ad Asian. E Asian, anche volendo, non poteva partire. La torre lo teneva stretto a sé con tutto il suo universo di conoscenze.

Fu in quel momento, mentre teneva bassa la testa per tenerla collegata ai piedi, per così dire, che la colpì un biancore, un residuo di carta? Possibile. Se si fosse piegata a raccoglierlo qualcuno dei cyberuomini se ne sarebbe accorto, ma come poteva lasciare lì quel reperto di vita? La procedura per la restituzione degli oggetti a chi li aveva trovati era lunga e fastidiosa, comprendeva come sempre le perquisizioni e gli interrogatori. Ma la sua ricerca di tracce di vita estrema per il database di Asian valeva quella tortura inquisitoria. Ecco, non restava che piegarsi e…Il cyberuomo fu più veloce di lei, come del resto si aspettava. Non poté leggere neanche una parola, il frammento di foglio era già nell’archivio del cyberman. Per la restituzione doveva aspettare i tempi ufficiali. Il desiderio di sapere bruciava, ma il potere centrale era lì, ed aveva consentito all’intervento americano solo con le garanzie di assoluto controllo su ogni minima operazione. Laura si sentì esplodere per la rabbia, ma aveva imparato a dominarsi. Le gambe e la testa ripresero a muoversi al ritmo dei gruppo. Del resto era così che si salvava la conoscenza, aspettando di interpretarne i frammenti, anche i minimi frammenti. E aspettare era un’arte appresa ormai da tempo, in cui era particolarmente esperta.
Forzò appena il ritmo, nel consentito. “Prof.ssa Hack…” sospirò, e la scienziata, a cui non era sfuggito nulla, le elargì uno di quei sorrisi che riconciliano.

Condividi

Rispondi

Risposte a questa discussione

5° Capitolo - Bozza - di AtmaXenia

Sdraiato sul letto, Xxanty rifletteva finalmente con lucidità. Da quando aveva sospeso le cure, la sua mente ragionava velocemente e con precisione. La pioggia cadeva incessantemente, rimbalzando sulla tettoia di metallo e provocando un rumore fragoroso, come di un torrente in piena.
Al telegiornale, notizie di atti terroristici in Italia venivano annunciati con gravità dalla giornalista, Laura…no…il cognome non lo ricordava, ma aveva impresso il colore dei capelli, biondi come il grano nel pieno della sua maturità, e aveva colto nello sguardo, una certa fierezza, un orgoglio di appartenenza, Mentre rifletteva su questo, chiuse gli occhi per qualche istante, almeno così credette, fino a quando un rumore appena percettibile, un soffio d alito lo svegliò all’improvviso.
Dalla piccola finestra con le inferriate, un raggio di luna penetrava nell’oscurità illuminando i piedi del letto, tutto era fermo, immobile, ovattato. Eppure qualcosa agitava la percezione di Xxanty, Socchiuse gli occhi fino a farli diventare come una lama sottile, per meglio mettere a fuoco anche in lontananza, in fondo, tra il limitare del pavimento e la porta d’entrata qualcosa luccicava.
Balzò velocemente fuori da letto e accendendo di colpo la luce si precipitò a controllare.
Un minuscolo pezzetto di carta stropicciato con sopra scritto “ Il limite che tu conosci può essere modificato”. Niente altro. Qualcuno voleva mandare un messaggio riferito a qualcosa o a qualcuno..ma chi…cosa….

I controlli all’Istituto proseguivano come se nulla fosse accaduto, non fosse per lo sguardo preoccupato della dottoressa Moore, la quale poneva le domande di rito con impercettibile ansia. Le questioni venute alla luce recentemente sull’incidente aereo, le curiosità del paziente, apparivano chiaramente come un sintomo che qualcosa era cambiato nel soggetto, ma un indagine insistente avrebbe causato qualche altro passo falso, inoltre la settimana precedente era stata richiamata dagli alti vertici in quanto le sue relazioni sul paziente non erano per nulla soddisfacenti. In quella occasione il Dott.Jacobs non aveva mancato di lanciarle occhiate lascive e minacciose, pregustando la caduta della dea, ed agognando il momento, aveva passato ripetutamente la lingua sulle labbra, immaginando il sapore della disfatta della Moore.

Xxanty aveva ormai la certezza che l’Istituto, la Moore ed i medici erano sicuramente coinvolti nel mistero che avvolgeva la sua vita. Tornò a casa, mangiò qualcosa e soprattutto bevve molto, infine si collegò.

La piazzetta era sempre li. Nessuno ne aveva ancora modificato la grafica tridimensionale, per cui risultava persino obsoleta rispetto alle nuove dimensioni olografichea più dimensioni. create recentemente.
Trovò i ragazzi che parlavano degli atti terroristici e di concessioni di pozzi petroliferi in Basilicata, e manifestando la loro preoccupazione, progettavano una manifestazione di protesta.
Xxanty aveva sentito dire di un progetto, sulla possibilità di poter interagire tra reale e virtuale, disgregando le molecole e gli atomi umani per poi riunirli nella realtà virtuale, quel progetto, era stato presentato da un Istituto di ricerca informatica, denominata BioHightech.

Dai tempi di Baby frequentava quel gruppo di avatar senza peraltro sentirsi mai parte completamente, grato comunque della comprensione dimostrata sempre nei suoi confronti, in particolar modo da Melany, sempre dolce e gentile, accanto a lui ogni volta che si connetteva, faceva intendere una vera predilezione nei suoi confronti, un affettività che mano a mano si scopriva sempre di più. Poteva essere semplice iniziare una storia d’amore con lei, ma ogni volta che Xxanty rifletteva su questa ipotesi, automaticamente si rendeva conto dell’impossibilità per lui, di avere storie che lo avrebbero distratto dalla sua meta. Conoscere se stesso e la sua provenienza era ormai l’unico pensiero fisso della sua mente. Con molto tatto fece capire a Melany, che un rapporto d amore non era cercato, ne desiderato, non fino a quando, in sospeso, la sua vita faticava ad avere un senso compiuto. Le lacrime della ragazza sgorgarono disperate, e Melany si scollegò per molto tempo.
Mentre rifletteva su questi pensieri, fissando staticamente il monitor, ad un certo punto, gli parve che la piazzetta iniziasse a girare su se stessa. La credette inizialmente un’illusione ottica dovuta alla stanchezza ma dopo poco, un piccolo vortice al centro del monitor iniziò a girare prima lentamente, poi sempre più velocemente fino a dargli la sensazione di svenimento.
Vide buio per qualche secondo, poi si trovò teletrasportato in un'altra land molto buia.
Strizzò gli occhi e iniziò a camminare, ma ovunque girasse, pareti invisibili gli impedivano di proseguire. Poi, una luce fortissima quasi lo accecò, il vortice lo risucchiò e righe nere e luci roteavano insieme a lui in maniera sempre più centrifuga. Si sforzò di superare il senso di nausea che lo aveva colpito e mettendo a fuoco meglio, si accorse che quelle righe nere tra i flash di luce, niente altro erano che parole senza senso, e che alla rinfusa vorticosamente giravano su se stesse ed intorno a lui.

All’improvviso venne espulso e lanciato in una land deserta, un unico spazio senza confini nè contenuti, da lontano vide avvicinarsi un avatar, pareva immobile eppure avanzava velocemente, ingrandendosi fino a sovrastarlo, poi di colpo si trasformò in una presenza femminile. Per pochissimi secondi gli sorrise e disse “ Xxanty, ricorda il limite” e si dissolse. Incredulo non ebbe nemmeno il tempo di rispondere ma era certo che quell’avatar fosse Baby.
Si svegliò sudato ed intontito, i ricordi erano confusi, il vortice di parole , l’avatar di Baby, il minuscolo pezzetto di carta con la frase enigmatica, erano segnali che non riusciva a collocare in un puzzle sempre più confuso. E Baby, era una reminescenza di impulsi elettrici cerebrali oppure un sogno indotto da microscopici rilasci dei farmaci di cui non era ancora disintossicato?.

Doveva tornare al laboratorio e cercare meglio.
Aspettò la notte successiva e penetrò nel laboratorio, ripercorse con circospezione i corridoi, entrò nell’archivio, apri gli scaffali di metallo nero, fece passare le cartelle fino alla lettera D e trovò “Doxa Jennyfer” IN CURA…Baby era dunque complice di qualche piano segreto o semplicemente una vittima?

Accese nuovamente il televisore, la giornalista Laura McNellie, annunciava le notizie con la solita eleganza e professionalità,. Xxanty pensò che forse lei avrebbe potuto fornigli notizie riguardo gli atti terrostici creando magari dei collegamenti, qualcosa girava nella sua testa, la percezione di alcune parole del vortice di cui non era sicuro. capiva che indietro non poteva tornare e che alcuni fatti si collegavano solo attraverso elementi di cui lui non era ancora in possesso.
Avrebbe presto contattato la giornalista. Intanto la visione dell’avatar di Baby non gli dava tregua. Era sicura di averla vista in una pozza di sangue, schiacciata dalle ruote della macchina, esangue…morta…

Come poteva il suo avatar agire ancora, per mano di chi? Il computer era stato effettivamente formattato dall’azienda addetta ai rifiuti tecnologici? Ipotizzò un hacker all’interno del computer di Baby, o un lag prolungato per cui le immagini continuavano ad esistere nonostante le sconnessioni e i crash. Bloccata nei server, Baby continuava dunque ad esistere solo come errata proiezione temporale?

Seduto al tavolo di un bar di infimo ordine, William Hirvi, cercava di mantenere un comportamento normale e noncurante, nonostante non perdesse di vista nessuno degli avventori che lo circondavano.,
Aveva appuntamento con il suo informatore, per poter procede nelle indagini che da troppo tempo erano in fase di stallo. Nessuna notizia trapelata recentemente, gli forniva indizi che lo aiutassero a capire, da quale punto dovesse partire. Lo avevano destinato all’indagine sui pozzi petroliferi in Basilicata ed inizialmente, aveva creduto davvero che una manciata di personaggi di secondo ordine, comprati per pochi soldi dai terroristi, avrebbero potuto compiere atti di tale entità.
In seguito, da una rivelazione del suo comandante, qualcosa di molto più potente e pericoloso era emerso ed agitava il mondo. Alla Centrale erano stati molto chiari. Qualsiasi fuga di notizia sarebbe valsa la fine dell’umanità. William era un uomo molto alto, con un corpo muscoloso ma snello, i capelli che un tempo erano completamente neri, sfumavano verso il grigio e gli occhi di un blu come il cielo terso d’aprile, lunghe dita affusolate, che speso carezzavano la cy-855 che teneva sotto l’ascella. Piccola ma micidiale, la pistola era frutto della nuova tecnologia futuristica, sparava colpi a raggiera, colpendo in questo modo più bersagli e paralizzandoli immediatamente, li rendeva innocui all’istante. Inoltre le pallottole erano dotate di un sensore a temperatura corporea. Il soggetto che tentava la fuga veniva immediatamente localizzato e colpito.
Sperava dunque nel suo informatore come ultima possibilità per trovare quegli elementi preziosi di cui aveva assolutamente bisogno.

Rispondi

5° Capitolo - di aldous

L'avevano raggiunto, come riferimenti sconnessi captati in un pub del metaverso.
E non aveva potuto toglierseli di mente.
Erano pochi frammenti, forse di una conversazione.
Parlavano di un evento catastrofico, di un tentativo di recupero, di un intrigo che sembrava uscito da un libro di spie. E infine...parlavano di qualcosa di importante, di segreto. Qualcosa che avrebbe potuto cambiare i destini del mondo.
Sono sempre stato una persona curiosa e desiderosa di avventure. Mi chiamo Aldous Reader.
In quel momento mi era sembrato di essere stato toccato dalla Sorte. Non avevo afferrato tutto, ma una cosa l'avevo capita bene, tutte le linee di vita del mondo passavano per una certa torre...la "torre di Asian".
Mi sentivo un esploratore; per ricostruire quello che stava accadendo, avrei dovuto trovare le frasi giuste, identificare i frammenti di notizia importanti. E per trovarne i significati nascosti avrei dovuto comporli come in un puzzle ed esaminarli non solo nella loro sequenza lineare, ma da più dimensioni contemporaneamente.
Ma soprattutto capivo che io, Aldous, avrei dovuto trovare la torre di Asian.

Avevo trovato la torre di Asian.
- Aldous, anche questa volta sei stato più furbo di loro - mi dissi con una punta di narcisismo.
Avevo dovuto superare gli enigmi disseminati lungo i percorsi di accesso, per attivare il sofisticato motore di ricerca di Second Life, infine aveva funzionato, docile, duttile. Aveva funzionato su uno dei frammenti captati al pub: "Isola ... Torre ... Asian ..."
Ed ora era lì davanti a lui: alta, bianca, misteriosa.
- E adesso ? - mi ero chiesto.
A capofitto nella torre, avevo cominciato a leggere. Saltavo da un punto all'altro, cercando un filo che continuavo a non trovare: un gruppo di esploratori cammina in una Basilicata devastata da una catastrofe ecologica...un detective della rete, un net-ective, cerca di scoprire il ruolo di un personaggio misterioso...
Rifletto. I piani di realtà sono molti, e sono tutti molto reali.
Si sfiorano e si allontanano. Qualche volta si incrociano: un paziente in cura psichiatrica scopre di essere perseguitato...Margherita Hack è testimone remota dell'azione terroristica che porta al disastro ambientale...
E poi un momento triste...la morte di Baby! Perché Baby deve morire?

Ma non posso proseguire così!
E' venuto il momento che con un po' di umiltà, e di pazienza, mi lasci guidare dalle forze di questa torre e segua una strada che mi porti da qualche parte. So da dove sto partendo ma....dove arriverò...

Capitolo 1°... Capitolo 2°... I primi capitoli avevano preso a scorrere lenti di fronte ai miei occhi, mentre scendevo dentro la torre. Le parole si intrecciavano, i significati si incastravano, la frasi andavano annodandosi, formando figure fantastiche.
Mi ricordavano le trame in un tappeto antico: armoniosi e ipnotici.
I suoni echeggiavano dentro la mia testa, evocando altre immagini e altre trame. La mia mente assorbiva tutto questo, come un codice necessario ad un ordine possibile, ma del tutto imprevedibile.
- Adesso devi cercare di alzare il tappeto di parole e vedere cosa c'è sotto, Aldous Reader - mi dissi, con quel tanto di puntigliosità, di sfida, che mi riconosco come difetto, o come dote.
Dunque. Il capitolo 1° era stato un preludio; alcune note singole in preparazione di una melodia che stava per arrivare.
Nel secondo capitolo avevo visto partire le storie. Nessuna prendeva il sopravvento; si sfioravano e si ricollegavono in libertà. Alcuni spunti mi erano rimasti impressi:
1)una persona si sveglia da un coma in un ospedale dopo un incidente;
2) un essere del futuro studia addolorato il disastro ambientale che ha distrutto il nostro pianeta;
3) è collegato ad un net-ective del nostro tempo,
4)il quale e' collegato al costruttore di una torre eversiva.

La sensazione è bella, non è un affresco e non è una storia sequenziale. Sono istantanee prese da diversi punti di vista. Non definiscono l'oggetto del racconto, ma sono il racconto.
I vuoti si colmeranno...o forse no. Non importa.
Continuo a scendere lungo la traccia letteraria all'interno della torre.

Siamo ancora al secondo piano della torre. Erano 16 piani, immersi in una in una nebbiolina
che confondeva il lettore. Una lattigine - Assaporo' la parola che leggeva li' davanti a lui - .
Ciascun piano della torre conteneva un capitolo. 16 piani, 16 capitoli, e lui li avrebbe scesi, capitolo
dopo capitolo, novello Dante che scende nei suoi gironi.
Ma adesso non riusciva a staccarsi dal secondo capitolo. Saliva e scendeva lungo le pareti, leggendo e rileggendo
i diversi frammenti. Cercava i dettagli, e assaporava le storie.
La piazzetta dove si incontravano i ragazzi sembrava un luogo importante; c'erano Asian e McEwan ma in momenti diversi. Forse li' si sarebbero incontrati. E Asian, a chi inviava la sua creazione ? A un personaggio che ancora non era apparso ?
O a qualcuno nel futuro ... Astrolabia forse. O magari a un altro se stesso, in un altro tempo o luogo.
- Asian mi sfugge per ora - si disse Aldous - mi conviene seguire McEwan, il net-ective per vedere se mi porta da lui.

Arrivo' in fondo al filamento del DNA; c'era scritto "vai al capitolo 3". Aldous allora scese di un altro
piano della torre di Asian. Si trovo' circondato dai pensieri frammentari di piu' persone che parlano di
un isola, di una spiaggia, dei fiori, del vento. Ognuno parlava di se e quello che trovava e vedeva. Potrebbero essere frammenti di vita e di pensiero delle persone che vivevano in Basilicata prima della catastrofe. Frammenti congelati per sempre nella torre, frammenti che forse un gruppo di esploratori avrebbe potuto ritrovare percorrendo le strade desolate del dopo catastrofe.
Asian il pirata informatico, Asian l'incauto, l' avatar, Asian il malato terminale. Quante facce puo' avere un personaggio ?
- Infinite. - si disse Aldous - Come infiniti aspetti puo' avere una persona reale; e sono tutti ugualmente veri ! -
Con quest'ultima affermazione si tranquillizzo'. Non era importante capire come si incastravano
le diverse descrizioni di Asian.
L'importante era vedere la storia andare avanti. Adesso era apparsa Margherita Hack con la sua autorevolezza,
ad osservare la tragedia che si era abattuta sulla Lucania.
La storia si agita; percepisco una serie di trame che si agitano come foglie d'erba sottoil soffio del vento.
E' un ciuffo d'erba la nostra storia, che parte da un un'unico ceppo e le trame si agitano e vogliono
imporsi alla mia attenzione. Le sento vive, vitali, desiderose di indicare dei cammini nuovi,
dei pensieri originali, delle derive mentali che creino qualcosa nella mia testa.
Scordavo ! Ho incontrato Asian. Perso nei suoi pensieri e nella sua non-materialita'; sembra vivere in un universo tutto suo.

Aldous riflette' sul ruolo della torre all'interno della storia. La torre era con lui, ma era anche dentro la storia. E lui
stesso in qualche modo era dentro la storia e aveva visto il suo nome scritto sulla torre. Forse anche lui poteva creare e modificare la storia scritta sulla torre.
- E se ... - si chiese - riuscissi a trovare un modo nuovo per leggere la torre e le sue conoscenze ?
Anzi, a inventarlo e costruirlo ?
Sapeva che le sue tasche erano vuote. Eppure si mise una mano in tasca, e tiro' fuori una confezione
di medicinale. Il blister conteneva 16 pillole, 16 cilindretti contenenti ciascuno una parte del DNA della torre di Asian. Le guardo' attentamente.
- 16 piani della torre, 16 capitoli del nostro libro. La conoscenza completa in 16 piccole pillole -
la tentazione di ingoiarle tutte assieme era forte.
Ma stava andando troppo oltre; rimise la scatola in tasca e fece un sorrisetto. Era meglio fermare qui la sua fantasia creativa e tornare a seguire la storia lungo le pareti della torre.

- E' stato bello il capitolo 3. Vado avanti, anzi vado giu', al piano di sotto.

E' arrivata SecondLife. La storia comincia a spostarsi sempre di piu' nel Metaverso. I personaggi sono ambigui, si spostanto consapevolmente, o meno, da un mondo all'altro. Paradossalmente la figure piu' vive e con sentimenti piu' profondi sembrano essere quelle nella SecondaVita. Ma anche la vita reale e' piu' sfuggente e si puo' modificare: nel futuro e anche nel passato. Infatti le notizie sui giornali vecchi si modificano. Ed ecco che appare il personaggio di Baby, la ragazza scontrosa ma generosa. La sua ruvidezza superficiale nasconde sicuramente un'animo gentile e desideroso di calore. Probabilmente entra in SecondLife con il nome di Melany. Ed ecco il momento che avevo gia' intravisto all'inizio: Baby viene investita da un'automobile e muore. Perche' Baby deve morire ? Perche' ?
Pero' adesso c'e' una speranza; la torre di Asian e'modificabile, e Baby potrebbe tornare in vita e riprendere il suo posto nella nostra storia. Sara' possibile ?
E' in questo piano della torre che McEwan trova Asian. O meglio Asian trova McEwan. Fa piacere incontrare chi,
fin'ora ha fatto solo apparizioni fugaci, riflesse nei racconti degli altri personaggi. Adesso forse si chiarira' qualche mistero.

Rispondi

vai al capitolo 6 di Aldous

Rispondi

5° Capitolo - di Susy Dacosta

Ancora davanti a quel computer, sempre e come sempre. Ancora dentro e fuori le due vite.
Come se fossero solo due, poi! Le vite sono infinite, infinite e parallele come gli universi della meccanica quantistica.
Nulla di più verosimile qui, ai piedi della Torre di Asian, abbacinante e coinvolgente, un utero ruotante che ti avvolge, una mano che ti accarezza strappandoti alla quotidianità, una vita in cui perdersi.
‘Mamma?!’
‘Arrivo, arrivo’.
Ogni sera, come tutte le sere, una storia da raccontare, una coperta da rimboccare, un bacio della buonanotte da stampare su un visetto insonnolito.
‘Susy!?’
‘Eccomi, eccomi!
Una sera, come tante sere in un bar di Nairobi Susy sorseggiava il suo caffè. Santo cielo non si aspettava che Asian fosse finito in Patagonia! A fare cosa poi? La sua mail era precisa e confusa al tempo stesso, di certo lo collocava lì nella Terra del Fuoco davanti ad un bianco abbacinante da far impallidire la sua Torre. Le raccontava di un viaggio incredibile, riusciva a trasmetterle l’ansia di quei giorni incastonata però in una strana calma glaciale, un ossimoro vivente, come Asian. La mail si concludeva con il riferimento alla promessa che si era fatto. Susy si chiese se mai sarebbe riuscito a mantenerla.
Era tutto così diverso qui in Kenia, il caldo secco, l’aria a volte irrespirabile per quanto è torrida, e quella strana malia che comunque ti prende, che aiutava Susy a tollerare tutto. E poi aveva la sua missione da compiere e non era facile.
La macchina di Isaac che la trasportava verso il Parco Nazionale era linda e veloce. Raggiunte le stradine di terra rossa che lo attraversavano la velocità si ridusse notevolmente, come era ovvio e ad ogni sobbalzo Susy emetteva un gridolino, ‘tranquilla Susy, le nostre macchine sono tutte rinforzate, non si romperà!’.
Isaac aveva compreso il timore inespresso di Susy, restare in panne nel mezzo del nulla sconfinato della savana, non sarebbe stato piacevole.
Il quadratino azzurro che la invitava a raggiungere Aldous si accese nell’angolo in alto a destra dello schemo. Teleport. Click. Arrivata.

Rispondi

5° Capitolo - di Asian Lednev

In un certo tempo, correndo per le strade sotto la neve.
I fiocchi si posano sulle guance. Le mani in tasca e la torre al sicuro.
Ho affidato a quel net-etective, Mac, la storia della torre. Non la torre, ma la sua storia. Non gli ho detto dove la conservo. Abbandonato il metaverso le lettere e le parole sono con me mi seguono nella mia testa e si ripetono come in una canzone fine anni '50 del novecento. So di essere minacciato dai griefers. Ma non sono i soliti griefers, i sabotatori della pace degli avatar del metaverso. Non gli interessano i Linden o i Gates. Questi sono sabotatori venduti, griefers mercenari. Per chi lavorano? Cosa cercano nella torre?
L'ho detto: la torre è stata costruita in seguito ad una domanda, una domanda sul tempo. Il tempo nel metaverso è un tempo fuori luogo: un tempo a doppio senso. DIlatato e parallelo.
Nel metaverso il tempo assume valore di spazio, come la scrittura. Per questo sto andando da un programmatore di tempo. Non ne conosco il nome solo un soprannome: Allah, "Mi chiami Allah, il cieco...". Un vero asso del metaverso. E' un cieco che si muove nella rete programmando lo spazio, entrando nella grid con degli script sinestesici. Dilata le maglie del Metaverso moltiplicandone gli spazi-tempo. Lui vede tutto nel metaverso. Cela la sua vera identità dietro quella del maestro di musica. Il migliore hacker sul mercato che nessuno conosca. "Il tempo e la scrittura sono collegati" Mi dice sempre. "La torre lo ha rivelato". Da quando è stato chiaro per i più i griefers sono entrati in azione. Le rotative il primo obiettivo: un orologio fatto di parole che scorreva verso la ricerca di una verità. Ero riuscito a nascondere lì dentro una seconda chiave. Ma non devo pensarla. I griefers leggono il pensiero di chi scrive. Non devo nemmeno pensarlo. Per questo ascolto la musica di Doris Day... per non pensare... per macherare il pensiero...
que serà serà...

Rispondi

5° Capitolo - di Piero

Per tutto il successivo logout, il sogno di Asian fu un percorso attraverso la palude dell’inquietudine, dominato dalla paura di essere vicino alla consapevolezza di non poter mai disporre di se stesso come avrebbe desiderato. Avvertiva, penetrante, l’acre profumo della propria insufficienza insinuarsi fra le sue certezze e consumarle lentamente, assorbendole nella vischiosità del provvisorio. Il suo pulsare, fatto di piccole ed imprevedibili scintille quantiche andava assumendo una colorazione grigia, uniforme e vagamente untuosa, come se qualche cosa di mortale avvolgesse il circuito della sua memoria con una sottile pellicola di condanna.

Si destò urlando, terrorizzato dalla visione del suo prossimo destino, immobilizzato dalla piena coscienza della sua incapacità di poter essere per sempre.
Come inebetito, mentre il programma di caricamento condensava lentamente i contorni del suo orizzonte, diede inizio alla solita sequenza: midday, stand up, open door, fly….
Iniziò a salire fra le pareti ricoperte di lettere disposte nella loro doppia elica, mentre il desiderio di rivederLa si insinuava tra le sue paure notturne, divorandole.
Doveva parlarLe, farsi capire per poter capire lui stesso il senso nascosto di questa mancanza, scoprire se esisteva ancora la possibilità di una fuga da questa sua angoscia di entità astratta in balia di una volontà esterna che ne garantiva l’esistenza.

Si era riaffacciato durante il sonno, il ricordo di una notte in cui Lei gli aveva raccontato di Mac il Netective, l’unico avatar che era riuscito a scoprire il modo di entrare ed uscire dalla piattaforma sfruttando una falla rimasta nel tunnel d’accesso nella versione 3.21.
Ne aveva parlato come di una specie di Stalker dal viso imperturbabile ma dagli occhi, quasi sempre nascosti da un paio di lenti unidirezionali, colmi di passione, quasi che i suoi sentimenti più profondi avessero trovato il modo di condensarsi nell’umore liquido delle sue orbite per sfuggire alla congenita incapacità degli avatar di trasferire completamente ad altri il calore della loro anima digitale.

Asian ne era quasi sicuro, Mac poteva essere in grado di condurlo all’esterno della matrice, guidandolo nella ricerca della sua metà sconosciuta. L’avrebbe guidato con passo sicuro e veloce all’interno dell’universo del tempo, del prima e del poi, evitando i tranelli nascosti nell’univocità direzionale delle azioni.
Poi forse sarebbero riusciti a ritornare indenni alla torre, con le dita strette attorno al segreto della libertà raggiunta.

Arrestò la propria salita, inviò l’IM per annunciare il suo arrivo e attese.
La scritta blu apparve quasi subito, rassicurante e delicata.
La porta dell’appartamento, non ancora oscurato dal fumo degli incendi che si avvicinavano alla torre socchiuse il proprio sorriso sul suo viso triste.
Asian l’Incauto avvertì il proprio cuore rallentare ed ammorbidirsi.
In fondo gli era rimasto ancora un po’ di tempo da vivere.

Rispondi

5° capitolo - di aldous e alzata

Cammina incerta, sbattendo contro le pareti della torre, è il suo incedere da nubbia. (nota a pie' pagina: nubbio, dall'inglese newbye, neofita, e' un termine usato nei mondi virtuali per definire una persona arrivata da poco)
Poi il suo camera control intercetta Aldous. Gli va incontro felice, Aldous ritrovato nel sorriso e nella capacità di stupirsi e entusiasmarsi.
Aldous Writer, diceva una volta la scritta galleggiante in aria sopra la sua testa. In una delle sue metamorfosi ecco ora invece, Aldous tramutato in Reader, si muove nella Torre a suo agio, leggero come sanno essere coloro che possiedono il dono di sospendere il giudizio e mettersi in gioco.
Per lei quest'isola, la torre, solo un punto di approdo scomodo, malgrado la calda accoglienza e il giro di caffè fumante.
I capitoli, si susseguono a ondate, cascate di pagine e poi il silenzio, prima che altre parole si affollino in gorghi, oscuri per chi non riesca ad adattarsi a una lettura non lineare.
Vorrebbe provare l'effetto che fa a rimescolare il tutto e sfidare gli autori a ritrovare il bandolo della storia, come un bambino dispettoso che non fa parte del gioco e butta tutto all'aria.
Ma Aldous la guarda incredulo e la riporta a un atteggiamento piu' responsabile: deve provare anche lei giocare con le parole, lasciarsi affascinare da trame abbozzate, dal'intrico di suggestioni, il meticciato dove l'individuo si accomoda nel collettivo e il collettivo preserva l'individuo.
La torre lancia forte un richiamo: il ruolo del lettore è anche quello di scrittore, chi scrive deve anche leggere e chi legge si impegna anche a scrivere.
Che sia questo il segreto della Torre di Asian?

Quella fu la volta che Alzata Tuqiri incontrò se stessa. Aveva ricominciato a leggere la parete lungo la torre. Era al Capitolo 5 e improvvisamente eccola li', con il nome di Melany, che leggeva il romanzo collettivo
- Mio Dio come si sta facendo complicata questa cosa - si disse.
Era perplessa, ma era anche compiaciuta.
Melany incrociò lo sguardo di Aldous che stava scendendo lungo la torre e che gli sorrise.
Lei si fermò e disse
- Eccoci !
- Sì, eccoci qui a leggere la torre e a cercare di dare un senso a quello che vediamo!
- Vogliamo parlare della torre ?
- Va bene, ma non qui. Mi raggiungi ?
- Sì, vai avanti
Aldous si teletrasportò nella piazzetta dove ogni tanto si riuniva il gruppetto di giovani accanto al fuoco.
Mandò il "tippo" - come si dice nella lingua franca di SecondLife- e lei lo raggiunse.
- Aldous, hai letto tutti i capitoli ?
- Sto andando in sequenza. Ho appena iniziato il quinto capitolo. I paragrafi scritti dai diversi autori sono scritti molto bene, ma la storia resta un pò oscura. A te che sembra ?
- Sono tasselli che non sembrano incastrarsi tra di loro. Però la storia si comincia a delineare ...
- Raccontami quello che ti sembra di aver ricostruito
- La storia si svolge su piu' piani temporali: un futuro remoto, un futuro prossimo e il presente. Nel futuro remoto gli avatar, come Lauriana, hanno sviluppato una loro intelligenza e possono trattare alla pari persone del mondo reale come Astrolabia. Inoltre sono in grado di riesaminare il passato dell'umanita'e interagire con gli avvenimenti e le persone passate.
Dal presente hanno origine i fatti che influenzeranno il fututo: l'avvento di SecondLife, la creazione della Torre di Asian, i movimenti ecologisti estremisti, le Multinazionali che si impossessano delle fonti di energia.
Infine, un terzo piano temporale e' il futuro prossimo che è piu' ambiguo: gli avvenimenti della vita reale e di quella virtuale si mescolano e si rendono indistinguibili. Delle forze occulte tendono a manipolare e controllare uomini e avatar.

Xxanty si sveglia in una identita' sconosciuta, dovra' imparare a ricostruirla un pò alla volta. Il mondo attorno a lui sembra artificiale e anche modificabile. I giornali dei mesi passati si modificano. Cosa può significare questo ? Forse la sua vita è stata ricostruita in un mondo virtuale, mentre i suoi sogni lo portano in quelle reale.
E l'esplosione che distrugge i pozzi petroliferi in Basilicata, è reale o avviene solo nei mondi virtuali ? Laura si muove in una secondlife di nuova generazione ? Oppure la vita reale ha assunto degli aspetti di irrealta'?
Lauriana e Mc Ewan sono in grado di comunicare e anche di spostarsi lungo la linea del tempo, ma anche Asian, il personaggio misterioso, si sposta con naturalezza nel tempo, e lo ritroviamo in epoche diverse. In una di queste epoche ha costruito la sua torre, la torre di Asian ...
La torre di Asian è un pò il nostro "deus ex machina". E' suggestiva e onnipresente; contiene dei segreti importantissimi, e contiene in sè la capacita' di raccontare la storia; o forse di generarla. Grazie ai suoi filamenti di DNA che invece di geni che genereranno organismi, contengono dei memi che possono produrre idee complesse, storie e personaggi.
Sarà quindi la torre che determinera' lo svolgimento e la risoluzione dell'intreccio?
- Cosi' la storia ha abbastanza senso, però mi sembra ancora complicata.
- Gli autori sono tutti fiduciosi
- E' vero ! In effetti questo romanzo collettivo è come un panzer...in senso positivo però ! Procede senza fermarsi e senza tentennamenti.
- Inarrestabile - Melany sorrise - In men che non si dica arrivera' al traguardo!
- Vorrei vedere nel romanzo noi due che parliamo di quello che leggiamo. Ti piacerebbe scrivere un paragrafo assieme ?
- Si, molto ! Ci potremmo lavorare assieme. Ma come si parte? Un pezzetto a turno?
- Vediamo ... Io sto scendendo lungo la torre e tu mi hai visto e hai gia' scritto su di me
- Sì, ti avevo lasciato lì
- Magari possiamo spostarci in campagna sotto un albero e fare del tai chi. Per discutere in modo piu' tranquillo.
Allungarono un braccio e in perfetta coordinazione cominciarono a eseguirei le mosse del ThaiChi.
- ... e ci scambiamo un pò di opinioni sul libro
- Benissimo ! Io provo a buttare giu' qualcosa e poi te lo passo e tu sei libera di stravolgerlo tutto. E poi me lo ridai, e cosi' via ...
Mentre parlavano, un avatar sconosciuto si era avvicinato. William Hirvi, diceva il suo tag.
- Scusate, è molto che siete qui ? - disse lo sconosciuto
- Un pochetto
- Ho bisogno di un favore, devo assolutamente mettermi in contatto con una persona che deve passare di qua: Asian Lednev. L'avete visto per caso ?
- No
- Io non posso fermarmi, non posso spiegarvi perchè. Ma ho assoluto bisogno di parlargli. Se lo vedete qui attorno, potete avvisarmi con un messaggio per favore? è importante !
- Va bene - disse Aldous - però sappi che non vogliamo che succeda niente alla torre !
William Hirvi guardò i due giovani con sospetto.
- Cosa sapete voi della torre ?
- Poco sul suo significato, - rispose Melany, - ma molto su dove stia e come è fatta, dato che ci siamo appena stati.
William si turbò. Come era possibile che sembrava sapessero più cose di lui ? Prese il discorso alla larga.
- Naturalmente, appena avrò modo di parlare con Asian, saprò tutto!
Aldous Reader e Melany esploratrice di intrecci si scambiarono un sorriso complice.
Complici di una lettura comune, e adesso di una scrittura in comune.
Avevano forse rotto lo schema del romanzo collettivo, composto da più capitoli scritti a più mani producendo un capitolo composto in tandem?
Ma non c'era più tempo, allungarono un braccio interrompendo la sequenza di TaiChi; si era fatto buio, gli uccellini non avevano fermato ill loro loro cant

Rispondi

Capitolo 5 - Sunrise Jefferson

Improvvisi, il boato e lo squarcio.

Scappa Asian, corri a perdifiato prima che tutto finisca nelle memorie sbagliate, corri senza fermarti e senza guardarti indietro, ché tutto quel che credevi non è, tutto quel che sembrava ne è il contrario e niente e nessuno, fra coloro che hai incontrato e in cui hai creduto, è ciò che sembra, corri pompando aria nel torace, fa’ in modo che il tuo cuore sopravviva alla scoperta brusca e agghiacciante di una realtà virtuale che di reale non ha niente e di virtuale nemmeno, fuggi senza incertezza da quella deflagrazione ormai opaca e scura, corri lontano dalla sua eco e lascia le trappole fra le nebbie della tua isola, non dargli il tempo di capire che accade, non darglielo, continua a correre o a volare, qualunque vettore tu possa raccattare lungo il percorso prendilo, agguantalo, usalo e va’ più lontano che puoi, o vicino anche, basta che tu sia inafferrabile, purché tu possa preservare la torre e quel che significa, pensa, pensa in fretta, raspa alla porta della memoria con tutta la forza che hai, usa gli artigli della caparbietà che ti hanno portato fin qui, sull’orlo della fine del mondo e della parola, graffia il vetro e scheggia il legno ma lascia tutti i segni che puoi lasciare, fatti sentire prima che sia troppo tardi, non aspettare e non fermarti, crea una traccia come un Pollicino scaltro e disperato affinché nessuno ti trovi ma tu possa ritrovare tutto quello che veramente conta, per te e per gli altri, scappa, apri con le mani dell’istinto di sopravvivenza ogni varco di questa foresta fatta di potere, di sopraffazioni e di arroganza.

Asian si fermò senza più aria, le mani sulle giunture metalliche delle ginocchia e il respiro della paura che gli rimbombava in una testa senza orecchie e senza udito. Senza. Senza era la parola che rimbalzava impazzita nei suoi pensieri. Senza – sarà il modo in cui vivere?

- Lascio le domande agli altri, ora. Lascio agli altri dialogo e ragionamento, trame e intrecci di eventi che non hanno spazio, oggi, dentro di me – si disse, mentre il pensiero martellante del prezioso tesoro di parole e di passato gli inchiodava l’anima alla croce. Memoriam minuitur nisi eam exerceam, memoriam minuitur nisi eam exerceam… come un mantra antico, Asian continuava a ripetersi una frase di cui a malapena ricordava il significato. Grottesco, dal momento che tutto questo stava accadendo proprio per non sottrarre la memoria della comunicazione all’umanità...

Rispondi

5° Capitolo - di Margye

Arrivato a casa, Giorgio De Lorenzi cercò la figlia, Gigliola, una ragazza semplice, che aveva cominciato a dare i suoi primi esami all’Università con ottimi risultati, amava la musica e soprattutto amava ballare in discoteca. Quando non poteva farlo, accendeva il suo computer e continuava a fare quello che in real life non poteva fare in certi momenti, oramai, in Second Life aveva la sua cerchia di amici che condividevano con lei gli stessi interessi, la musica e il ballo.

“Gigliola, ti ricordi di quella ragazza di cui mi parlasti, che conoscesti in Second Life?” Gigliola al momento era immersa nei suoi studi, appoggiava i gomiti sulla scrivania e con le mani sorreggeva la testa infilandosi le dita tra i capelli, gli occhiali le scendevano sempre più sul naso mentre si massaggiava il capo con i polpastrelli delle dita. Alla domanda del padre, Gigliola , ci mise un po’ a comprendere cosa volesse chiederle realmente. “La ragazza di cui ti parlai? Io ti ho parlato di una ragazza che ho conosciuto in Second Life?” Giorgio si spazientì a questa reazione della figlia, si dimostrò molto deluso e contrariato , rimproverò la figlia di avere troppo la testa tra le nuvole. Possibile che non si ricordava più di avergli accennato di una sua amica d’infanzia che aveva incontrato in Second Life? Quando Gigliola sentì le parole “amica d’infanzia”, immediatamente reagì: “Ah, ma ti riferisci a Melany? Si, ora ricordo, ci siamo conosciute in Second Life e parlando del più e del meno abbiamo scoperto di essere amiche d’infanzia” “Ecco, mi riferisco proprio a lei, oggi sono andato a trovare il padre in ospedale, oramai non ha più speranza di farcela, il suo male progredisce sempre più, ma prima di morire vorrebbe rivedere la figlia che non vede da quasi tredici anni oramai. Ho promesso di aiutarlo, gli ho detto che tu l’avevi riconosciuta in Second Life e lui si è entusiasmato alla cosa, mi ha tanto raccomandato di trovarla.”

Gigliola rimase senza parole, Melany non parlava mai della sua vita reale, e mai avrebbe immaginato ad una situazione così drammatica. “ Ma, ora cosa vuoi sapere da me, dove sta Melany? Io non la vedo da mesi, ultimamente mi diceva spesso che non si trovava più a suo agio nella land che frequentavamo, lei aveva interessi diversi, voleva dedicarsi alla pittura e in Second Life era sempre alla ricerca di land che si occupassero di Arte”. Giorgio, cercava di scoprire come fare per poter rintracciare una persona in Second Life, per venire a conoscenza dei posti, delle land che frequentava. La figlia spiegò che esistono alcune funzioni che si usano per rintracciare qualcuno, se si conosce il nik completo, quello di Melany era “Melany Seriman”. Si poteva provare ad usare il Search, inserire il nik completo e vedere se era presente in Second Life.
“ Puoi farlo? “ chiese Giorgio con ansia, alla risposta affermativa della figlia, Giorgio la sollecitò ad aprire il computer e a vedere se Melany fosse in linea. “Ma non c’è bisogno del Search, io devo averla nella lista dei friends, da qui vedo subito se è in linea. “ Gigliola diede una rapida occhiata alla lista dei friends, arrivò alla lettera M, c’erano svariati nomi che iniziavano con quella lettera, ma quello di Melany era sotto , dove i nomi non erano in grassetto e rivelavano la loro assenza.

Giorgio, era un po’ deluso dei risultati, chiese alla figlia di provare con l’altro sistema “intendi il Search? Ma, se risulta assente qui, è assente anche nel Search” “ Ma tu prova lo stesso! Non si sa mai!” chiese Giorgio che non voleva arrendersi, la figlia, cercò di accontentarlo pur sapendo che la ricerca in quel caso sarebbe stata vana. “ Aspetta “ disse Gigliola “ ora vado nel suo profilo, vedo
i gruppi e le land che frequenta e da li potrei forse risalire a quando è stata in Second Life l’ultima volta.”

Qualche informazione Gigliola riuscì ad ottenerlo con questo sistema, aveva saputo che i gruppi alla quale si era iscritta erano cinque, quasi tutti inerenti all’Arte e alla Cultura in genere. Tra le land che frequentava ne risultava una in particolare dedicata al pittore olandese, Van Gogh, ed ora che ci pensava, Gigliola, si ricordò di come Melany era entusiasta di aver visitato in Second Life una mostra di Van Gogh che aveva una particolarità, si poteva entrare direttamente nei dipinti, sedersi sulla sedia dipinta da Van Gog, coricarsi nel suo stesso letto della sua famosa stanza e cosi via, si poteva entrare nei suoi paesaggi e viverli come se fossero reali, si potevano toccare persino le spighe di grano e prenderne un covone per ricordo.
Giorgio rimase affascinato da questa descrizione, chiese alla figlia se ci fosse mai stata lei in quella mostra tridimensionale e alla risposta negativa della figlia, ne rimase deluso.” Possibile che queste cose non ti interessano? Hai la possibilità di visitare una mostra del genere e te la fai sfuggire?”
Gigliola si rammentò di come la cosa all’epoca avesse incuriosito anche lei e che voleva fare un salto a quella mostra insieme ai suoi amici, ma tra una cosa ed un’altra si lasciava trascinare sempre da loro in qualche altra attività e con il tempo si era dimenticata sia di Melany che della mostra tridimensionale di Van Gogh.

Rispondi

5° Capitolo - di MacEwan

Per quanto mi riguarda, questa famigerata "Torre" potrebbe anche non esistere.
Non essere mai esistita. Una leggenda della Rete come ce ne sono tante.
Non c'è più niente. Non c'è veramente niente di comprensibile.
Il tentativo di arrivare alla tanto decantata Torre ormai è un'utopia bella e buona.
Per un momento il sistema di Metaverse aveva avuto una specie di esitazione, un singhiozzo, simile a un'interferenza TV. Poi, nulla.
Quando davo le coordinate della Torre, mi ritrovavo in luoghi assolutamente random, una volta in un teatro durante una scena del Macbeth, quasi ci fosse una connessione misteriosa quanto imprevista col cognome del mio studente, detto "Scottish Play".
Un'altra volta avevo colto me stesso in una vera propria bettola (e mi chievo perché i progettisti di Metaverse 7.0 avessero voglia di progettare pure delle bettole, quando la fatica per progettare un locale sofisticato sarebbe stata pressoché la stessa).
Un'altra in un boschetto stile Biancaneve e i Sette Nani a interrogare due persone distratte che mi prendevano palesemente per i fondelli...
La Torre della quale fantasticava Asian nel mio studio poco tempo prima non c'era. Più?
Del resto lui paventava proprio una sparizione, si appellava a me per un improbabile salvataggio delle informazioni contenute nella Torre...
Il tentativo di accedere alle coordinate che mi aveva scritto dava come esito uno spostamento casuale in tutt'altro luogo.

Non me la sarei sentita di fare una puntatina nel passato fino a Second Life, ma a un certo punto mi sembrò d'obbligo.
- MacEwan, il dispositivo spaziotemporale non è un giochino che mettiamo a disposizione per questioni private- mi stava rimproverando Campbell, mentre io armeggiavo nervosamente per mettere in funzione l'arnese.
Il Rettore mi stava parlando -con una flemma intrisa di rimprovero- di altri, nuovi problemi che avevano invece a che fare con la nostra Università, e con la sua persona in particolare. Di questi mi sarei dovuto occupare, non di questa ridicola questione della Torre di Asian!
Non ero molto concentrato, ma coglievo a tratti parole ed espressioni significative: "agitatore", "terrorista", "mi ci vedi nelle vesti di un volgare arruffapopoli?". Campbell si stava scaldando. Insolito.
Poi, ancora, come al solito, "Basilicata".
- Senta, Rettore, le prometto che appena rientro da questa puntatina nel passato mi dedico al suo problema.-
Lui sbuffò. - Sempre se rientri.-
Grazie per l'incoraggiamento.

No. La torre non c'era più nemmeno lì. Eppure doveva esserci stata.
Stavo usando le potenzialità del PowerX per tentare di localizzare dove poteva essere mai stata collocata questa Torre della quale Asian, quello che avevo "portato" nel mio ufficio su MV, parlava con tanta convinzione.
La ricerca condusse solo alla ricezione di alcune voci confuse. Parlavano proprio della Torre. Di un "romanzo".
ROMANZO?
Cominciai a pensare che tutta la faccenda avesse un qualcosa di malato.
Tutta la fatica che stavo facendo era solo per essere palleggiato da chiunque a piacimento, da una parte all'altra come un semplice personaggio di un ROMANZO?
Mi sono sempre considerato un uomo di azione, e non capivo cosa mai io potessi aver a che fare con quello che captavo non so da dove: con "persone che parlano di un'isola, di una spiaggia, dei fiori, del vento."
Bleah. Una roba anni '70 del '900 come minimo. Chitarre acustiche e ocarine. E che, non sono mica Yoko Ono!
Sentivo i ritmi rabbiosi del punk venirmi in aiuto, a far tabula rasa. Ritmi del punk, del cyberpunk.
Se dobbiamo andare tanto indietro nel tempo, almeno orientiamoci sui ritmi pulsanti dei Joy Division: "Heart and soul, one will burn... One will burn".
Vabbè.
La situazione si stava facendo critica, per me.
La Torre era scomparsa, ma la presenza di un tale Asian Lednev su Second Life era un fatto reale.
E anche la presenza di Asian Lednev su Metaverse 7.0 - decenni dopo- era un fatto reale.
Sempre se si può definire "un fatto reale" qualcosa che accade in un universo virtuale...
Asian Lednev mi aveva chiesto aiuto, ma allo stesso tempo si era sottratto, negandomi delle informazioni vitali. Mi stavo convincendo che neanche lui -nè nessun altro- avesse idea di cosa stesse veramente parlando.
Ma cos'era questa mitica Torre, in definitiva? Un Vaso di Pandora della comunicazione universale? Un Sacro Graal contenente tutte le verità e il loro esatto contrario? Un Codice Genetico narrante passato e futuro del linguaggio umano?
Tutte queste ipotesi venivano adombrate e successivamente smentite in favore un nuovo confuso colpo di scena.
Mi sentivo piuttosto stanco e demotivato.
Riportai la mia attenzione sul caso di Gene C. Ronin e sulle sue eventuali implicazioni.

Il mitico rettore Campbell (una specie di Alfred Hitchcock quando presentava il suo famoso show, ma a colori) mi sta facendo una testa così a proposito di qualcuno che sta usando il suo nome per attività politiche quantomeno discutibili.
- Capisci MacEwan? E non usa mica il nome di Socrates Kircher, no no. Proprio Walter Archibald Campbell! Non intendo dimenticarmene, MacEwan!-
Non avevo mai saputo cosa ci fosse dietro le iniziali "W.A.": ora che lo sapevo, non è che mi sentissi più in confidenza di prima con Campbell. Ne abbiamo passate, insieme. Tanto basta.
Faccio di sì con la testa, mentre passo mentalmente al punto b, ovvero alla telefonata che devo fare al mio brillante discepolo Alan Macbeth, detto "Scottish Play" per ragioni teatral-scaramantiche.
- Rettore, devo riuscire a capire chi sia questo Gene C. Ronin, e devo sentire Alan. Poi prometto che mi metto di impegno per scoprire chi sia questo tizio che a spasso dentro e fuori il cyberspazio si spaccia per lei."-
Il Rettore Campbell tacque e assunse un'aria abbacchiata. Non mi ero reso conto di quale importanza avesse per lui quella faccenda, quanto si sentisse in pericolo e quanto contasse su di me.
Mi sentii in colpa. In fondo che mi importava del caso Ronin? Era solo perché quel buffone mi aveva preso in giro? Ne facevo una mera questione di puntiglio (e di vendetta)?
In quei giorni di confusione assoluta, di rivolgimenti continui nelle indagini, avevo sempre di più la sensazione che ci fosse un disegno omnicomprensivo, che tutto avesse a che fare con tutto...
Avevo come dei giramenti di testa, avevo come la percezione di strati di senso -e non-senso- che mi si accumulassero uno sull'altro nel cervello, in background. Strati sui quali non avevo alcun controllo.
- Eh, non è facile capire cosa fa questo Gene C.Ronin...-
Scottish Play aveva prodotto.
- Intendi... cosa fa nella vita?-
- No no, intendo cosa fa sulla rete... Nella Real Life Gene C. Ronin è l'omonimo padre dell'industra dei motori a idrogeno...
- Proprio lui? In persona?-
Non potevo crederci. Come era possibile che il fastidioso personaggio incontrato su Metaverse avere a che fare col pacato, quasi ieratico guru dell'idrogeno, colui che veniva osannato da mezzo mondo come salvatore (ancora con la s minuscola per fortuna) di Gaia?
- Eh. Sa, lui è un tizio piuttosto impegnato...-
- Lo credo bene. E sulla rete? Cosa fa, oltre che a dar fastidio ai docenti di Sociogia del Network?-
- Ecco... Questo volevo dire. Ho monitorato l'attività.-
- Sputa.-
- E' un mistero.
- Dai. Sai che siamo specializzati nel genere.-
- Questo Ronin deve essere pieno di anfetamine.-
- Da cosa lo deduci?-
- Tranne che per pochi minuti al giorno, il suo Avatar è sempre stato attivo, in movimento... Ventiquattr'ore su ventiquattro. E non so bene come nel frattempo abbia trovato il tempo per fare il Capitano d'Industria...-
Uh-hu. Strano.
- Senti Scottish, non ti è passato per la mente che il suo Avatar potrebbe essere utilizzato da qualcun altro? A sua insaputa?-
- Già, ma da chi?-
Già. Da chi.
Mi era chiaro, adesso.
Avrei seguito il caso di Ronin fino in fondo, lasciando da parte l'inafferrabile Torre e i baloccamenti che la circondavano per un po'.
Per un po'...

Rispondi

RSS

Info su

Badge

Caricamento in corso...

© 2009   Creato da Lorenza Colicigno aka Azzurra Collas su Ning.   Crea il tuo social network personale

Badge  |  Segnala un problema  |  Privacy  |  Termini del servizio

Accedi alla chat