La torre di Asian

La torre di Asian - romanzo collettivo

Capitolo 6° - bozza
Di Azzurra Collas
Astrolabia ruotò lentissimamente il suo corpo di splendida carbina, lasciò che il complicato meccanismo di assi rotanti e sfere che governava con lo sguardo la carezzasse, sfiorando col vento cinetico il suo asse mediano. Era un piacere che si concedeva raramente, come si fa con certe memorie sprofondate per inerzia nell’abisso del rifiuto.
La distesa di magma nero avvolgeva il globo.
- Una stretta al cuore! – avrebbe detto, se ancora avesse potuto dirlo, invece digitò: -110.24.3840. Globo nella norma. Zone infette a controllo. Lista disastri petroliferi quantità petrolio rilasciato oltre 100.000 tonnellate - Settore 1950 -2007: Brooklyn, USA – Ocean city, Maryland, USA – Bantry Bay, Irlanda – Santa Barbara, California, USA - Sewaren, New Jersey, USA - Baia di Tralhavet, Svezia - Oporto, Portogallo - Delaware (fiume), Marcus Hook, Pennsylvania, USA - Isola Nantucket, Massachusetts, USA - Honolulu, Hawaii – Ekofisk, Mare del Nord - Bosforo, Turchia - Galveston Bay, Texas, USA – Bretagna, Francia - Isola Off Kharg, Golfo dell'Iran - Delaware (fiume), Marcus Hook, Pennsylvania, USA - Floreffe, Pennsylvania, USA - Costa atlantica del Marocco - Prince William Sound, Alaska, USA - Golfo del Messico, 57 miglia a sud-est di Galveston, Texas, USA - Bolsa Chica, California, USA - Mare Mediterraneo, Genova, Italia - Maputo, Mozambico - Oceano Pacifico, coste occidentali dell'Australia - La Coruña, Spagna - Isole Shetland, Regno Unito - Emirati Arabi Uniti - Galles, Regno Unito – Portland, Maine, USA - Mare del Giappone – Nigeria - Baia di Biscaglia, Francia - Guanabara Bay, Rio de Janeiro - Cape Town, Sudafrica - Costa meridionale del Taiwan - Isole Galapagos - golfo di Aden - Galizia, Spagna - Buzzards Bay, Massachusetts, USA - Karachi, Pakistan - Fiume Delaware, USA - Isola di Unalaska, Alaska USA, - Alaska North Slope, USA - Lago Charles, Louisiana, USA – Filippine - Baia di San Francisco, USA - Stretto di Kerč, Ucraina e Russia - Mare Giallo, Corea del sud - La Coruña, Spagna - Baia Navarino, Grecia - Isole Scilly, Regno Unito - Golfo di Oman - Nuova Scozia, Canada - Mare Mediterraneo, Genova, Italia - Bretagna, Francia - Baia di Saldanha, Sudafrica – Angola, Africa - Golfo Persico - Valle di Fergana, Uzbekistan - Trinidad e Tobago - Golfo del Messico - Golfo Persico – Basilicata, Italia –
Il suono della sirena cosmica attraversò lancinante Astrolabia, prima che potesse concludere il controllo. Si affrettò a ripiegare il display e ruotò di 33°, come prescritto. Fu nel ruotare che avvertì come un senso di vuoto, lo sguardo si posò sull’isola, oasi coltivata nel deserto dell’immaginazione. La torre, la torre, limpido faro nell’oceano della conoscenza, la torre era scomparsa, al suo posto un’intollerabile zona vuota. Le fu difficile, dopo tanto tempo, seguire il protocollo. La torre era scomparsa. Cominciò a dubitare della sua capacità di attraversare il flusso della memoria, come poteva essere scomparsa senza che la sua memoria ne soffrisse la mancanza? La torre doveva essere in un luogo, dunque. Doveva, doveva attendere la fine del controllo di routine per cercarla. Doveva, anche se il desiderio si mostrava, dopo tanto tanto tempo, in tutta la sua potenza e potere. Kubera l’avrebbe dunque colta in quel suo turbamento?
Da quando Kubera, l’infinito, lo splendente, il diamantifero, il governatore, insomma, le aveva attribuito il compito di sorvegliare lo stato dell’emisfero destro dell’universo astrale, Astrolabia aveva adottato il più sofisticato sistema di controllo di cui disponeva il suo cervello, per così dire. Astrolabia amava le parole arcaiche, le usava con parsimonia per non incorrere nelle sanzioni dei cybercontrollori. Aveva da poco visualizzato sul display il numero degli arcaismi disponibili e aveva sorriso, per così dire, della sua parsimonia: avrebbe potuto usarne ancora 203 sui 2500 consentiti in un anno astrale.
- Cervello – ripeté, lasciando che sul display comparisse istantaneamente: 202.
- Cervello – ripeté. In fondo ne aveva ancora 200 a disposizione, pensò, riservandosi per un altro momento il piacere di ripetere quell’esecrato arcaismo.
Kubera conosceva benissimo le tendenze trasgressive di Astrolabia, ma sapeva anche che nessuno nell’emisfero destro dell’universo astrale aveva il suo potere di controllo della memoria, controllo che prevedeva l’allineamento della conoscenza e della coscienza, e questo era davvero miracoloso.
- Ecco – si disse - l’influenza di Astrolabia. La sua mania per gli arcaismi. Miracoloso! Quale sarà poi il senso reale di questo suono arcaico. E’ probabile che debba elevare per me il numero dei consentiti. –
Era disposto a scommettere su di lei, e per questo la teneva sotto il suo personale strettissimo controllo, mantenendo innestato costantemente nel proprio cyberN il suo. Il cyberN di Astrolabia era di una qualità davvero superiore. Una sintesi generata da un errore di formulazione. Rifiuto tra rifiuti extracosmici, l’aveva dragata tra i rottami che spettavano al suo dominio. Sapeva che avrebbe potuto perderla da un istante all’altro. Avrebbe potuto lanciarsi in ogni istante oltre il flusso di asteroidi che segnava il confine del suo dominio e tornare rifiuto tra i rifiuti. Un semplice click. Un semplice click. Kubera governava su un universo di rifiuti, non doveva mai dimenticarlo. Nessuno, nemmeno lui, l’infinito, lo splendente, il diamantifero, il governatore, insomma, poteva governare sul desiderio dell’autodistruzione.

Sul display apparve Laura. Margherita si scosse, provò una sensazione di benessere, vedendola sorridente e al sicuro.
– Prof, buongiorno. –
- Buongiorno, Laura, novità? -
- Sì. Mi hanno restituito il frammento, sto cercando di decifrare... Ci sarà al prossimo congresso sulle fonti energetiche? –
- Certo, anche se mi sento stanca, un’esperienza come questa brucia molte energie, e io, sai… l’età…non ne ho più tante…Ma dimmi del frammento, lo trovi interessante? –
- L’importante è che loro non lo abbiano ritenuto interessante, infatti eccolo qui…questo piccolo universo di parole da strappare al silenzio…Le invierò al più presto il risultato delle mie fatiche…-
- Ma tu ci sarai al convegno? -
- Certo –
- Bene, ho anch’io delle novità, ma non posso dirti nulla per ora, se seguirai il convegno, vedrai, avrai delle sorprese…positive…-
- Sulle fonti energetiche stellari? -
- Su, non farmi dir nulla, ora. -

Tag: arcaismo, astrolabia, cyber, kubera, laura, margherita, scomparsa, torre

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6° Capitolo - di Piero

La parete di ologrammi vedeva scorrere sulla propria illusoria superficie ombre di fumo, a frapporsi tra i suoi occhi e il sole ormai alto. La voce gli giungeva soffusa e stanca, come se le notizie che filtravano attraverso le fessure scampate al blocco dell’informazione proveniente da RL e deciso dai plutocrati dell'Agenzia Idrocarburi avesse fiaccato anche l’ultima scintilla di speranza. O forse semplicemente era la sua mente ad essere lontana da quel suo ultimo rifugio, come se la quiete di pochi istanti prima fosse evaporata alla vista della distruzione incombente.
Udì se stesso parlare e la cosa quasi lo sconcertò, come se il suono delle parole provenisse dal lato opposto della stanza.
- Credi che ci si possa affidare a lui? Voglio dire, è così sicuro che sia davvero in grado di uscire e rientrare senza troppi rischi? La cosa va al di là di me, di lui o di te…
- Nessuno è mai tornato lamentandosi – disse lei con un senso di fredda ironia che lo scosse fin nelle viscere.
- Forse perché non sempre c’è stato un ritorno… In ogni caso non ho molte alternative a questo punto: aspettare di essere spento, stavolta forse in modo definitivo o cercare di guadagnare la mia autonomia in modo definitivo.
- Non lo so …. – e mentre lo diceva un’ombra di malinconia le attraversò la fronte da parte a parte.
- Cosa non sai?
- Non so se sia il caso di gettarsi alle spalle ogni cosa, noi, la casa, la vita qui in SL, la speranza che tutto passi come un temporale estivo…
- Sono stanco, stanco di aspettare e di rimandare, di aver paura di ciò che non posso essere se rimango qui ad ascoltare il suono della volontà altrui.
- Ti brucerai se continui a salire così velocemente. Come Icaro, ricordi?
- Ricordo, ma so anche che se non fosse stato così incosciente (incauto penso tra se’ sorridendo amaro) nessuno se lo ricorderebbe nemmeno il suo nome. E noi in fondo cosa siamo se non il nostro stesso nome?
- Tu non vuoi consiglio da me – disse lei con insofferenza – tu vuoi semplicemente che sia io a decidere che sì, devi andare.
- Forse….
- E’ così, e tu lo sai bene anche se non vuoi che qualcuno te lo dica. Hai sempre avuto bisogno di qualcuno a cui poter dare la colpa della tua inquietudine. Ora hai trovato me, domani ci sarà qualcun altro… Magari proprio Mac.
- Dimmi solo sì o no. Per favore… - sibilò, come se fosse sul punto di esplodere.
- Tieni – il gesto con cui gli passò la tastiera del telefono su cui si stava condensando il volto di Mac era di quelli carichi di rabbia e di affetto, sentimenti che solo lei era in grado di governare di fronte a lui.
- Pronto Mac? – senti la propria voce pronunciare la parola in tono esageratamente impersonale.
- Sì.
- Parlo con Lorenzo Mac Ewan?
- Ho già detto sì, e preferirei evitare che venisse pronunciato il mio nome per esteso d’ora in poi. Ammesso che possa esistere un poi tra di noi. – il tono era duro, quasi insofferente.
- ….
- Cos’è s’è ammutolito per caso?
- No – disse Asian senza tradire la rabbia che lo aveva assalito alle parole di Mac – solo non credo che io e lei si possa fare molta strada assieme se queste sono le premesse.
- …
- Allora? E’ il suo momento per giocare a chi parla per primo? – La battuta gli piacque in un modo francamente esagerato.
- Ok. Le mando un IM in linguaggio macchina con le coordinate della land in cui ci troveremo. Ha esattamente 9 secondi per leggere, memorizzare e cancellare, altrimenti non se ne fa nulla. Non voglio rischiare di ritrovarmi ammanettato ad un bulldozer davanti a un pozzo in fiamme per colpa di un pivello sognatore.
- Aspetti…
- …..

Più nulla. Lo schermo era tornato color dell’aria. Il collegamento era stato interrotto e l’IP sicuramente modificato. Nessun contatto era più possibile….

Fu solo dopo molti minuti che, mentre osservava distrattamente il volto che era apparso al centro della parete virtuale, vide scorrere velocemente in un angolo meno illuminato del resto i numeri tanto attesi.
Veloci e affaticanti, ad occupare un tempo ancora Ingovernato.

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6° Capitolo - di Aldous

Aldous reader scese di nuovo. Era al quinto piano verso il basso.

"Cosa è il tempo?" e anche ... "Il limite che tu conosci puo' essere modificato", lessi con interesse sulla parete della torre.
Era una traccia, un'idea, ma non appena vidi che questa era autoreferenziale, mi accorsi anche che era un meme, cioe' un'entita' di informazione che si propaga e che evolve utilizzando il supporto su cui si trova: in questo caso la torre o forse il metaverso.
Le parole mi sembrarono danzare davanti agli occhi mentre le leggevo ("leggevo" ? no, no, ...ormai questo non era piu' il termine giusto: le intuivo, le recepivo, mi immergevo in loro ...). Nel loro balletto le vidi trasformarsi:
"Xxanty ricorda il Limite!". Una figura indistinta nasceva da quelle parole, e con il passar del tempo si delineava sempre di piu'. Era una figura femminile, una giovane ragazza dai capelli corvini e gli occhi scuri, brillanti. La forma e le parole, tutto evolveva rapidamente; piano piano lei sembrava emergere dal muro come un altorilievo da una parete marmorea. Gli occhi penetranti lo guardarono fisso
- Salve - disse- mi chiamo Baby. E tu chi sei ? -
- Sono Aldous, e sto esaminando la torre. Lo sai, e' la prima volta che vedo creare una persona a partire da un semplice concetto. Come e' possibile ?
- E' il segreto della torre - rispose la giovane.
- Baby - dissi - credo che qui , sulla torre, ho letto della tua morte .... - La ragazza mi guardo'; il suo sguardo un po' lontano e una piega della bocca rivolta verso l'alto come per dire " ... ma ... quante stupidaggini stai dicendo ?"
- Senti, Aldous, ti do un consiglio, smetti di cercare di capire e piuttosto dacci una mano. Sei una persona fica, e puoi fare sicuramente moltissimo. -
Ogni volta mi sorprendo a vedere come siamo semplici nel capitolare di fronte a un po' di adulazione: un complimento, forse vero, o forse no. Non importa. Sta di fatto che le parole di Baby avevano trovato la loro strada per guadagnarsi la mia disponibilita'.
- Molto volentieri, Baby. Se posso aiutarti, lo faccio molto volentieri. Ma tu, sei viva ?
Per un attimo gli occhi di Baby ebbero come un guizzo e mi sorrisero.Fu solo un attimo, poi la maschera scettica torno' al suo posto.
- Non farmi ripensare a come sono stata schiacciata da quella macchina ! Lo so che io sono solo una pedina insignificante ... Ma glielo faro' vedere io a quegli stxxxxzi ! Vedrai se non gli faro' assaggiare la polvere ! -
I suoi occhi fiammeggiavano. La passione traboccava dalla bocca, dagli occhi, dai gesti !
- Hahaha ! Sono sicuro che riuscirai a vendicarti per bene - le dissi per farle capire che ero dalla sua parte.
- Aldous, tu non devi fare altro che seguire la storia lungo la torre. E se necessario, trasportare i concetti che trovi, i memi, da un piano all'altro. Al resto penseranno loro, da soli.
La figura di Baby comincio' a sbiadire; ad attacarsi alla parete e fondersi con essa. L'altorilievo divenne un bassorilievo, e poi fu assorbito dalla torre. Il viso della ragazza era ancora ben visibile e i suoi occhi erano puntati su di me.
- Ti rivedro' ? - le gridai a voce alta.
- Chissa' ! Non so ! Spero proprio di si ! - rispose Baby, e mi lancio' un nuovo sorriso.
Non sembrava per niente morta.
Sulla parete torno' la lattigine.

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non trovo il SEI di Asian... devo leggero per poter scrivere il mio 6.

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Ok, Trovato.

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6° Capitolo - di Sunrise

- …e come sapete, i problemi legati alla tecnologia dell'idrogeno erano lo stoccaggio e il trasporto. Non è stato possibile adottare sistemi analoghi a quelli dei metanodotti o degli oleodotti, le caratteristiche dell'idrogeno non ci avevano mai permesso di scegliere simili soluzioni. Fino ad ora... -
Asian ascoltava quella voce, vagamente nota, descrivere con tono autorevole tecnologie di cui sapeva molto poco. Rimanendo nascosto alla vista dei partecipanti, cercò di seguire la videoconferenza. Sentiva che sarebbe stato importante capire il senso della segretezza e della specificità di quegli argomenti così lontani dal suo mondo, fatto di tutt’altro. Cosa poteva significare il discorso, quasi mormorato da quella voce familiare, sul vettore energetico, sulla produzione di idrogeno non più attraverso combustibili fossili?
Però era importante capirlo. Lo sentiva, come di rado gli era capitato di percepire, sapeva che doveva memorizzare quelle informazioni che parevano essere un robusto filo conduttore. Attivò la scheda di acquisizione e la posizionò sul dorso. Si stese sul plexiglas a metà parete e chiuse la visiera del guscio elettronico, simulando un “fuori corpo” quanto mai opportuno.
Passò del tempo, durante il quale la scheda, silenziosa e obbediente, selezionava i rumori di fondo dalle parole, sistemandole nel supporto digitale esattamente uguali a come venivano prodotte. Asian era immobile. E, man mano che ascoltava, sapeva che doveva consegnare la copia della scheda di acquisizione. Copie. Copia della Torre, della scheda, dell’avatar. Sarebbe mai rimasto un vago ricordo dell’originalità, in quel mondo strapazzato da ogni sorta di stortura?

Un click impercettibile, la scheda disattivata e riposta.
Teleport.

- Chi è, ancora?
- Sono Asian Lednev, Mac.
- Cazzo, appena inizio a dedicarmi a qualcosa che m’interessa davvero, rispunti fuori tu!
- Parla a modo, Mac. Ci sono delle signore, che leggono.
- Cosa c’è? Sono occupato e di pessimo umore.
- Lo so. L’ho sentito dire, ed è anche colpa mia. Ma ho di nuovo bisogno di…
- No – lo interruppe Mac con voce rabbiosa e strozzata – l’ultima volta che ho risposto al tuo appello, sei sparito lasciandomi lì come un ebete, con mille domande e zero risposte, Asian.
- Sì. E ho altre domande per te, MacEwan.

Con grande attenzione, applicò la scheda sul dispositivo di riproduzione sonora e l’attivò. Le parole, distinte e precise, delinearono anche agli occhi di Asian, profano ma acuto, uno scenario che iniziava a prendere forma. Una forma inquietante, come un’equazione terribilmente pericolosa.
Torre uguale conoscenza.
Idrogeno uguale autonomia energetica.
Controllo della conoscenza e dell’energia uguale …

- Il controllo della comunicazione e del vettore energetico… la distruzione sistematica dei combustibili fossili… - mormorò MacEwan. Era senza parole benché, nella ressa di ipotesi che gli frullava in testa, si stessero sgomitando un paio di pensieri davvero poco piacevoli.
Asian aveva la sensazione, per la seconda volta in poco tempo, di essersi rivolta alla persona giusta. “Devo convincerlo” pensò, “devo fare in modo che ci lavori sopra e che mi aiuti a capire”.

Lorenzo MacEwan e Asian Lednev si guardarono negli occhi e, come in uno specchio, lessero lo sgomento.

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6° Capitolo - di Susy

Il viaggio durò pochi secondi, qualche ora o alcuni giorni, chissà, da Nairobi alla piazza della stazione in cui era finita.
Ma dove era finita?
Doveva essersi prodotto uno strappo nella realtà (quale realtà?) che aveva consentito a Susy di raggiungere quel piazzale dopo essere scesa dal treno del teleport. Lui la aspettava in coda alla fila dei taxi e le venne incontro non appena la vide. Era bello come lo ricordava, di una bellezza non appariscente ma, come dire, solida. Poi lei gli voleva molto bene e quindi lo vedeva bellissimo. Ma cosa ci faceva lì?
- Sei arrivata finalmente, ti aspetto da tanto.
- Ma dove è Aldous è lui che mi ha chiamata!
- Aldous e chi è? Mai sentito. Vieni sbrigati il piano A è fallito siamo nel piano B o meglio in una mescolanza di piani B, C, e D.
La coda per raggiungere il taxi era lunga ma scorrevole, il piazzale era pieno di macchine, velocemente salirono sulla loro vettura.
- Ci porti in via Egizia a Pizzofalcone.
La voce dell’uomo era decisa, il tassista partì. Susy stava immobile dalla sua parte, la cartelletta stretta fra le mani, incerta se fare domande o attendere per capire cosa l’uomo si aspettasse da lei.
Le strade si dipanavano in un groviglio di incroci, un caos di macchine e moto, di camion e pedoni. Tutto le sembrava irreale. Tutto era molto realistico.
- Accosti qui scendiamo.
La salita era ripida. La stradina tortuosa si aprì su un’ampia terrazza. Si intravvedeva il mare, se ne sentiva il profumo portato da un alito di vento. Susy fece per entrare, passando dal cancello che delimitava l’accesso alla terrazza dalla strada.
- Non si può entrare qui ci sono i lavori in corso.
Berciò uno degli operai che stavano sistemando l’impiantito.
- Solo un momento, la prego, veniamo da lontano.
Chiese lui, con un tono che sembrava supplichevole ma era imperioso.
- Va bene ma solo un attimo altrimenti passo i guai.
L’affaccio sul golfo toglieva il fiato, l’arco perfetto della costa, il promontorio lontano punteggiato da case nel verde, il castello superbo sull’acqua e, nell’altra direzione, le grandi navi ormeggiate e il vulcano sullo sfondo che dominava silente. Che posto incredibile, pensò Susy, solo lui poteva scovarlo e portarmi qui.
- La situazione non è facile, temo ci possa sfuggire di mano Susy. Raccontami, chi hai incontrato, cosa ti hanno detto?
Susy iniziò dalla questione della Patagonia, dando la sua versione dei fatti o almeno l’idea che si era fatta di quanto fosse accaduto laggiù. Asian non le aveva più detto altro, non sapeva se fosse riuscito a mantenere la promessa che si era fatto.
- Mentre ero a Nairobi - continuò - non ho più avuto altre notizie, solo Isaac poteva sapere ma non si era fatto sfuggire nulla, forse aveva paura potessero intercettare la nostra conversazione e il contatto è saltato, l’appuntamento nel parco naturale era diventato una girare senza costrutto.Vorrei poterti dire di più ma non ho altri elementi.
- Sì è così, temo che Isaac non sia più contattabile, anzi meglio considerarlo un contatto bruciato e non so questo dove ci porterà, sono in pensiero.
L’uomo sembrava seriamente preoccupato. Forse aveva sperato che Susy portasse soluzioni, mentre le notizie di cui era a conoscenza erano irrilevanti, non potevano nemmeno chiamarsi notizie.
Continuavano intanto ad inoltrarsi nelle stradine, il castello incendiato dei Longby comparve dopo l’ultimo tornante, una presenza affascinante e spettrale allo stesso tempo, lugubre ma ancora carica del passato splendore. Susy percepiva attrazione e ripulsa, sentiva molto dolore provenire da quelle rovine.
- Vieni Susy torniamo giù.
Si sedettero nei saloni dorati e stuccati dell'antico caffè. L'aroma misto di dolci, liquori e cioccolata si fondeva con quello, dominante, del caffè in un mix sublime. Susy avrebbe voluto che quel tempo potesse essere fermato, che non scorresse verso l'inesorabile momento in cui si sarebbero dovuti lasciare risucchiati dalle loro vite, le seconde o la prima? Lui fece un gesto inusuale, un gesto da non fare in pubblico, le prese una mano fra le sue e la trattenne a lungo, come per rassicurarla e a un tempo rassicurarsi.
- Hai detto che il Piano A è saltato e che siamo in un insieme di più piani che si fondono?
- Sì è così Susy, i piani si fondono e si sdoppiano.
- Sono i piani della Torre vero Asian?

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6° Capitolo (ENZIMA)- di Asian

- ... e poi Improvvisi il boato e lo squarcio.
Per la seconda volta queste parole rimbalzavano nella mia testa. E' Aelita il cieco che le ripete. Le stesse parole che già gli avevo sentito dire una volta, “quella volta”. Il mio fisico ne conserva ancora il ricordo del loro effetto o, per meglio dire, della loro causa.
Aelita mi sorprende per questa sua capacità di vedere dentro le cose.
- Non sono uno sciamano - mi ripete tutte le volte -a differenza vostra, che vedete, non vengo distratto dalla superficie delle cose e posso immaginare le cose come sono in sé.

Aelita; il nome mi evocava una figura di una pink-girl-geek e non quella di un hacker della sua fama.
Arrivai da lui nella tarda serata, fuori era buio. Ero affannato, avevo corso nella neve; l’immobile, sembrava in uno stato di abbandono, disabitato.
Faceva freddo. La luce azzurognola dei neon esausti lampeggiava nei corridoi creando ombre allungate accompagnate dal caratteristico sfarfallio sonoro.
Un unico taglio di luce proveniva dalla fessura di una porta alla sinistra del corridoio.
Dava l'impressione che fosse l'unico ad abitare in questo garnde edificio.
Interno 22. Bussai.
Guardavo con attenzione il fascio di luce uscire dal basso aspettando di riconoscere un’ombra in movimento.
Improvvisamente dietro le mie spalle un rumore: in un istante si aprì una porta e un braccio mi si strinse intorno al collo per bloccarmi; feci per liberarmi dalla stretta ma in un lo stesso braccio mi tirò all’interno di un appartamento buio e mi gettò su un qualcosa che all’impatto capii che era un divano.
Mi sorprendo sempre della mia troppa ingenuità. La luce doveva insospettirmi: a cosa gli poteva servire se è cieco? Anche se non sono un net-ective ho dovuto imparare a stare più attento.
Dopo qualche istante, massaggiandomi il collo dissi:
- Aelita! Strano nome per un Hacker.
- Asian! Strano nome per un costruttore di spazi.

Ormai sono a abituato ad incontrarmi con lui al buio. Il mio posto è dato: il divano in pelle del quale non conoscerò mai il colore.
- Sembra che creazione e distruzione siano intimamente legati ad uno strappo e ad un boato.
- Taci! non pensare a nulla! - Dicendomi questo mi fece indossare uno strano casco...

‘Mamma?!’............‘Mamma?!’............. ‘Arrivo, arrivo’................‘Eccomi, eccomi!..................‘Susy!?’................
‘Eccomi, eccomi!......... L’importante è che loro non lo abbiano ritenuto interessante,......
Ti brucerai se continui a salire così velocemente........... infatti eccolo qui…questo piccolo universo di parole da strappare al silenzio.........…Le invierò al più presto il risultato delle mie fatiche…....... Come Icaro, ricordi?....... “Do not leave behind ... not granted”...... "Isola ... Torre ... Asian “........ Parlo con Lorenzo Mac Ewan?........ ‘tranquilla Susy, le nostre macchine sono tutte rinforzate, non si romperà!........infatti eccolo qui…questo piccolo universo di parole da strappare al silenzio…Le invierò al più presto il risultato delle mie fatiche…..... What can I do?..... What will be, will be..........

Le voci si rincorrevano... potevo sentire cosa gli altri pensavano intorno alla torre... ne sentivo i pensieri.
-Questa è un nuovo modello di Skate-Global-Mind che usano i griefers per leggere nel pensiero. Funziona tracciando gli spazi interstiziali tra il reale e il metaverso. Ma c'è tempo per te per spiegare tutto.

Le parole continuavano a scorrere nella mia testa, sovrapponendosi:

- Bene, ho anch’io delle novità, ma non posso dirti nulla per ora............What will be, will be......................Ho già detto sì, e preferirei evitare che venisse pronunciato il mio nome per esteso d’ora in poi. ...... il tono era duro, quasi insofferente....vedrai, avrai delle sorprese…positive… ....Ammesso che possa esistere un poi tra di noi................ Sulle fonti energetiche stellari? ................ Su, non farmi dir nulla, ora. -


-Il mio lavoro è lì che si svolge: negli spazi interstiziali... dilatandone l’idea di tempo nello spazio. E poi c'e' l'energia, la vera ricchezza, l'unica cosa che ti porti dietro... da circa qurantamilanni. Poi capirai. Per questo ti ho cercato, per questo la torre mi ha richiamato” mi disse.
Energia... ma di quale energia si parla?
-Ho sentito molte cose sulle tue imprese. Ma come riesci? Come riesci a fare quello che fai, a leggere lo spazio, a comprendere la realtà del metaverso? Come fai a muoverti nello spazio interstiziale? Come fai nella tua condizione di cieco?
-Ci sono almeno due modi per comprendere la realtà. Entrambi logici. Il primo la matematica... la logica matematica, quindi una logica simbolica. Secondo: esiste anche una logica verbale e quindi concettuale. Sono i due modi, l'uno alternativo all'altro, per comprendere la realtà.
La matematica è lo strumento spazio-temporale e quindi finito che rappresenta nello spazio-tempo il pensiero infinito della consapevolezza pura.

Non lo capivo e forse mai lo capirò.
Parlava di un altro ordine di realtà che non è né virtuale né reale ma spirituale, dove l’energia e qualcos’altro è all’origine di tutto e dove la creazione dello spazio tempo segue un ordine matematico preciso.
- E’ la mente che tiene insieme il tutto all’interno di una logica verbale... All’inizio era il verbo... ricordi? E' da lì che si riparte” disse.
-Vedi – disse – la lettura del pensiero è importante per tenere uniti i mondi. Per dominarli, pure. Mente ed energia sono le due parole chiave, ricordalo.

-Ora rimettiti le cuffie e ascolta, anzi... non pensare a nulla, lasciati pensare

Non sentivo nulla, forse dei rumori... non sentivo nulla. All’improvviso un rmbo acuto accompagnato da sibili, un boato nelle mie orecchie e uno squarcio di luce come una visione... era lì davanti ai miei occhi come una cellula: una macchia bianca che impressionava la mia retina... non so come...Galleggiava nell'aria... no nella retina... no nella mia mente.
Capii allora cosa significavano le sue parole, e cioè che lo spazio non ha bisogno di tempo per manifestarsi: basta pensarlo. E' il tempo che ha bisogno di uno spazio per manifestarsi... e la torre aveva così semplicemente affermato questo con la sua esistenza. Una cellula che si è costruita davanti ai miei occhi...
-E’ un’enzima - mi disse - Come la torre: un qualcosa capace di catalizzare energie, persone... memorie. E questa, quella che vedi, è la sua forma-pensiero.
Cominci a capirmi?"

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6° Capitolo - di Alzata e Aldous

Paguronet aveva sorvolato svogliato alcune land, per poi planare nella piazzetta, dove un falò scoppiettante scaldava i cuori di quegli avatar colorati. Era incuriosito dal suono di una voce, era la voce di un racconto.

Si era scelto quel nome perchè corrispondeva al suo stato d'animo, in un momento incerto della sua vita dolente in cui aveva progettato di esplorare mondi nuovi, senza il desiderio di mostrarsi. Osservare, nascosto.
Quella voce ora più vicina, aveva attirato la sua attenzione e per la prima volta aveva deciso di atterrare.

Melany , seduta in mezzo ad altri avatar fu l'unica che si accorse del sua presenza silenziosa
e approffittando di una pausa della lettura sfogliò il suo profilo: vuoto, solo la data di nascita
che denunciava il suo essere nubbio. Stabilirino una connessione silenziosa solo con un add-Friend.
La riunuione si sciolse. Log out.
Il nome Paguro era suonato a Melany misterioso e affascinante e al primo nuovo log-in,
lo cercò nei contatti, sperando fosse solo e disponibile per due chiacchiere.
E Lui rispose. Sembrava contento di essere stato notato, e così da quel giorno ad ogni
nuovo log-in si cercavano e chiacchieravano tranquillamente.
Lei ancora non sapeva che Paguro era un tipo curioso spiritoso e intelligente che le avrebbe preso il cuore .
Lui si mostrava poco a poco, solo se stanato da lei, riluttante ma grato.
E piano piano per lei fu amore; un grande amore. Invece di lui non è dato sapere: un paguro spunta solo
un pezzetto; raramente, e in modo imprevedibile, tutto intero.
Comunque tutti si erano accorti che solo lei era capace di farlo uscire dal guscio.
Non accettava nuovi contatti e in piazza lo si vedeva solo quando era al fianco di lei.
Assisteva puntualmente a tutte le riunioni del lunedì ed elargiva battute bonarie o taglienti,
secondo il caso. ma non si era mai offerto di far parte ufficiale del gruppo.
Nel frattempo Melany,invece, aveva perso interesse alla Torre, era evasiva quando gli amici le
ricordavano che si aspettavano che facesse fronte alla sua carica di “ esploratrice di intrecci” di cui
era sempre stata fiera.
Ma fu Paguro che la riportò nell'intreccio: una sera atterrando lentamente vicinissimo a lei,
ancora solo una sagoma grigia, le comunicò le sue preoccupazioni:
- Come fai startene così sognante e inerte, non hai letto tutto quello che è successo?
Sono appena tornato da una lettura della torre.
Ci sono catastrofi, intrighi, presagi oscuri che si aggirano nel mondo e poi niente si
connette con niente.Siamo a una svolta, e nello stesso tempo siamo sospesi fuori dal tempo, in uno spazio a
cavallo di due mondi, non senti il bisogno di fare qualcosa? Mi viene in mente una frase letta da qualche parte:
“un uomo ha bisogno non solo di qualcuno che ascolti la sua storia, ma anche di qualcuno che la prenda a cuore”.

- Il fatto è che per me la cosa piu' importante in questo momento sei tu. Però hai ragione, sono d'accordo con te; dobbiamo fare qualcosa.
Melany sentì di amarlo di piu' quando si rese conto della passione con cui viveva i problemi della torre !
Paguro le sorrise, e prosegui'
- Ho notato che alcuni dei ragazzi della piazzetta non vogliono subire passivamente quello che sta succedendo. Proviamo a sentire se possiamo aiutarli.
In piazza trovarono Ryan e Betta.
Vennero a sapere che la compagnia SL-petroleum aveva ottenuto in modo fraudolento la concessione per i pozzi petroliferi della Basilicata. Ryan stava preparando una manifestazione di protesta davanti la sede centrale della compagnia.
- dobbiamo riuscire a coinvolgere piu' persone e giornali possibili. Deve essere portato alle orecchie di tutti quello che sta succedendo.
- penso di potervi aiutare, disse Paguro che era un esperto di reti informatiche - Ci procuriamo le liste di indirizzi degli organi di informazione Italiani ed esteri, ed annunciamo la protesta per una data precisa, annunciando anche delle azioni dimostrative.
- Hai in mente qualcosa in particolare ?
- Una cosa che avrebbe sicuramente effetto sarebbe il blackout di alcuni siti web importanti a livello nazionale o internazionale.
- Cioè una specie di virus per i computer ?
- No, non ce n'è bisogno. E' sufficiente far collassare i server di collegamento con una valanga di richieste fasulle. è una tecnica chiamata "denial-of-service". Sotto un bombardamento di segnali ben congegnati, i server principali si bloccheranno, e quindi ...black-out totale.
Erano tutti eccitati da quest'idea di Paguro ... Melany era orgogliosa del suo uomo.
- E se aggiungessimo anche un pizzico di paura ? - intervenne Gene.
Gene C.Ronin era una figura piuttosto ambigua. Non si vedeva spesso in piazzetta, e tantomeno partecipava alle discussioni animate. Quando c'era, seguiva attentamente le discussioni, e di tanto in tanto interveniva con una battuta pungente.
La ragazze lo sfuggivano, perche' aveva sempre uno sguardo un po' lascivo.
- Cosa intendi dire - chiese Ryan
- Diciamo che ho degli amici che, su richiesta, potrebbero aggiungere un po' di fuochi d'artificio belli potenti; che potrebbero far tremare le persone con animo sensibile - C.Ronin sghignazzo' - allora si, che ascolterebbero le nostre proteste!-
- E chi sarebbero questi amici ? - chiese Betta con uno sguardo preoccupato
- Sono persone che non vogliono apparire, riprese C.Ronin, per cui ci lascerebbero il merito di tutta l'operazione.
- Ma non starai parlando di bombe, vero ? - chiese Paguro
- Bombe , ... bombe e' una parola grossa ! Ma se vogliamo ottenere l'attenzione dell'opinione pubblica, abbiamo bisogno di qualcosa ad effetto. Sarebbero delle piccole cariche di esplosivo.
- Non se ne parla proprio ! - si oppose Ryan - se usiamo dell'esplosivo, otterremmo sicuramente l'attenzione generale ma ci inimicheremmo sia l'opinine pubblica sia le forze dell'ordine.
- beh ! io la mia proposta ve l'ho fatta ... A buon intenditor poche parole ! - concluse C.Ronin.

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Scoppiettante!

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6° Capitolo - di AtmaXenia

La dottoressa Alison Moore sedeva in modo composto sulla grande poltrona bianca.
Gli avambracci appoggiati sulla scrivania di vetro satinato. I riflessi color ghiaccio della superficie, gli rimandavano un’ombra appena accennata dei fogli sparsi che lei con cura e metodo sfogliava e rileggeva più volte. Ormai ne era certa. Lo stato di cose riguardo al paziente iscritto come matricola Xz25480U era venuto modificandosi. Sebbene la sequenza della domande fosse sempre la stessa, le risposte aveva subito delle variazioni sensibili. Ma soprattutto, erano cambiate le reazioni agli imput subliminali, indicando cosi un stadio 1 di coscienza .
Aveva stilato un report ai suoi superiori ed immediatamente era stata indetta una riunione ai vertici superiori alla quale avevano partecipato i maggiori responsabili del progetto denominato “Human Cyborg”, tutti, tranne uno.

“ Il dottor Jacobs è pregato di recarsi con urgenza nello studio della dottoressa Moore”

“Maledizione, proprio ora” pensò il dott. Jacobs alzandosi dal vater in modo frettoloso e tirandosi su i calzoni, tirò lo sciaquone e per l’occasione si lavò le mani e si spruzzò in bocca lo spray alla menta, con la speranza remota, di cogliere anche questa occasione per fare qualche avances alla bellissima dottoressa Moore. Affascinante e glaciale come i ghiacciai perenni, e proprio per questo, una sfida nelle fantasie erotiche di Jacobs, che non perdeva l’occasione per bisbigliarle frasi a contenuto pornografico.
Quando entrò nella stanza, il bagliore delle pareti candide e lucide lo avvolse completamente, inibendo per un istante la sua erezione, ma appena la vide, le tempie di Jacobs ricominciarono a pulsare in modo scomposto e doloroso, ed un colore quasi cianotico apparve sul viso.

“ Dottor Jacobs, abbiamo rilevato una criticità pari a 7.02.45 kl con un soggetto in cura che sta manifestando delle incongruità rispetto alle procedure inserite nel programma DFG25. Saprebbe darmi delle spiegazioni, considerato che questa parte di protocollo compete esclusivamente a lei?”
Jacobs impallidì vistosamente e, sebbene saldamente incastrato nella poltroncina, per un istante parve barcollare. Cercò di ingoiare la saliva, ma si accorse di deglutire a secco, e con un filo di voce rispose “ cosa sta cercando di insinuare dottoressa Moore? Le mie procedure seguono un protocollo molto particolare ed utilizzano software molto sofisticati, in nessun modo possono essere manipolati ne modificati, nemmeno dal costruttore stesso, una serie di sequenze accuramente sperimentate prima di poterle applicare impediscono qualsiasi tipo di manovra errata. Forse dovrebbe rivedere meglio le sue carte Dottoressa Alison” e nel pronunciarne il nome, un brivido lo scosse per tutta la colonna vertebrale, provocandogli nuovamente il dolore alle tempie. Si alzò ed aggirando la scrivania le si avvicinò posizionandosi alle spalle di Alison , con l’intenzione solo di sfiorarle i capelli, in cerca di complicità, ma la Moore con uno scatto tentò di girarsi su se stessa per sfuggire al suo contatto. A quel punto, irritato da quella reazione, lui le fu addosso pesantemente, tanto da far cadere entrambi a terra. Lei cercò di divincolarsi ma con un balzo lui le fu sopra a cavalcioni prendendole i polsi con una mano mentre con l’altra tentava di alzarle il camice. Grondante di sudore e privo di ogni controllo, in preda ad un’eccitazione spasmodica la prese per i capelli trascinandola per qualche metro verso il retro dello studio e più volte la colpì in volto e la prese a calci. L’avrebbe posseduta a qualunque costo. Questo era l’unico pensiero, come una massa nera putreforme, nel cervello di Jacobs, che si estendeva velocemente e a sua volta possedeva lui. Jacobs pensò che avrebbe potuto replicarla in laboratorio, ma non sarebbe stata la stessa cosa. La voleva inerme ma la voleva viva.
Fu in quell’istante che la Moore con le ultime forze, gridò “ Codice rosso-kappa”

Un istante, e Jacobs ebbe una percezione cosi veloce da trapassargli il cervello come una lama sottile che penetra ed esce allo stesso istante nelle tempie. Allora sapevano tutto di quel giorno, in laboratorio, mentre lui così meticoloso ed ossessionato dalle procedure, aveva distolto l’attenzione sostituendo l’immagine del prototipo a cui stava lavorando a quello della Moore, nuda e lussuriosa mentre lo implorava di possederla ancora. Aveva lasciato cadere una goccia di sudore nel processore principale di creazione provocando una minuscola scintilla, a cui non aveva dato nessuna importanza, poiché tutto era proseguito come sempre, in maniera perfetta. Invece, si accorse più tardi che il prototipo realizzato, in sede di analisi matematica, aveva dato ad un test, una risposta con un imprecisione infinitesimale, e lui aveva alterato i documenti, modificandone cosi il risultato, considerando che un errore di quel genere non avrebbe dato incongruità così rilevanti da destare sospetti.

Fu un’attimo. Sentì come un implosione dentro il corpo. Si sentì come accartocciare su se stesso. Ogni sua cellula stava per essere smolecolizzata, disintegrata, la pressione interna fece alterare i suoi lineamenti, fece disgregrare la sua immagine, polverizzare i suoi atomi. Poi scomparve in un pulviscolo, e venne aspirato infine dai RobotClean.

“ Pronto parlo con Laura McNellie? Buongiorno, lei non mi conosce ma credo che entrambi possediamo informazioni utili riguardo agli ultimi avvenimenti di cui l’ho sentita dare notizia al telegiornale. Mi chiamo Xxanty, la posso incontrare domani alle 14 ora siderale al locale SKyLab, vicino alla 38esima street? Si? Ok. “ Ringraziò e mise giù la cornetta, pensando a come affrontare al meglio la situazione dell’indomani.
Tag: 6, bozza., capitolo, jacobs, laura, moore

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6° Capitolo - di MacEwan Writer

Stavo subendo pressioni di ogni genere.
Mi spuntava questo Asian dovunque mi trovassi, su Metaverese o su Second Life, come se avesse anche lui gli strumenti per viaggiare nel tempo. Che erano sperimentali e che solo noi lì all'Università di Edimburgo avevamo. Certo, non potevo escludere che qualche altra Università -o più probabilmente qualche multinazionale- avesse qualcosa di analogo.
Gli appelli di Asian a occuparmi della sua ormai famigerata Torre non mi lasciavano affatto indifferente. Avrei dovuto decidere sul da farsi, anche perché Campbell mi continuava a tartassare con questa storia dell'usurpatore del suo "buon nome".
Eppure, eppure... Qualcosa mi diceva di insistere sulla pista di Ronin. Non avrei saputo spiegare il perché, ma intuivo esserci un ordine nelle cose, magari un ordine provvisorio, casuale, chissà. E di solito il mio istinto non mi ingamnava.
Mi misi in contatto con Scottish Play, che a giudicare da quello che vedevo sullo sfondo doveva trovarsi in un negozio di antiquariato. C'erano un Macintosh Plus e una radio in legno di quelle a valvole: di sottofondo c'era una canzone degli Interpol. Mi dispiacque interrompere il suo shopping ma dovevamo stabilire un'azione combinata: bisognava capire quanto e come il carattere e la personalità di Gene C. Ronin corrispondessero a quelle del suo avatar.
- Allora come procediamo, Professore?-
- Come d'accordo. Io sono già a casa.-
- Ah, si trova già sull'isola?-
- Già, mi sono mosso per tempo. Quando andrà, Ronin, allo "Skye Golf Club"?
- Ha fissato una partita per domattina alle 10. -
- Sappiamo già con chi gioca?-
- Al momento no. Mi informo però._
- Bravo Scottish. Almeno mi preparo per bene la parte.-
- D'accordo, professore...-
- E... Scottish?-
- Sì?-
- Magari ogni tanto chiamami Mac, come fanno tutti.-

Quella sera feci l'errore di entrare in Metaverse.
Asian Lednev arrivò quasi subito, come se mi leggesse nel pensiero. Avevo reso il mio avatar non identificabile, ma lui riusciva sempre a pescarmi. Mi passò immediatamente per la mente l'Idea che fosse in possesso di qualche dispositivo di hackeraggio. Ma... Aveva uno come lui, con la mente persa nello spazio ancor più di me, le competenze per mettere insieme un gingillo del genere? Avrei detto assolutamente di no.
- Senti, Asian, non mi parlare ancora di questa benedettissima Torre della conoscenza, perché sono veramente stufo di cercare qualcosa che sembra illuminata da una luce stroboscopica: un attimo c'è, l'attimo dopo non c'è...-
Lui (o meglio, il suo Avatar) mi guardò con lo sguardo smarrito, quasi come se fosse appena uscito da uno stato di Trance.
- MacEwan, ti avevo mandato dati... Per identificare la Torre.-
- Ma io non l'ho trovata.... E poi, chi doveva davvero mandare cosa e a chi? Senti, questa faccenda della Torre è troppo confusa, mi sta mandando al manicomio. Perché ogni volta che la si nomina qualcosa va storto...-
In quel momento, a riprova della mia teoria, alle spalle di Asian comparve un Avatar femminile, tutto agitato, anzi si potrebbe dire: isterico.
-Asian! Asian! Tutto è perduto. Tutto è esploso, i pozzi, il petrolio! Una catastrofe!- Cominciò a tempestarlo di pugni.
- Laura, stai calma, calmati- le disse Asian impassibile, sempre come da un'altra dimensione.
Chi fosse questa Laura, di quale distruzione parlasse non lo capivo. Poi mi risuonò nel cervello quella solita eco inspiegabile: "Basiicata". E poi "Basilicata Land" . "Ottagono".
Troppe distruzioni, pensai. La Torre. La Basilicata. L'identità di Campbell.
Mentre Asian abbracciava e consolava quella tale, Laura, io gli lanciai un'occhiata: e chissà se il mio Avatar esprimeva- riusciva ad esprimere la mia stanchezza.
Poi gli dissi -Asian, se ci sono dati da salvare sarebbe meglio che tu me lo dicessi chiaramente e mi spiegassi dove trovarli. Altrimenti non posso fare niente per te. Adesso devo andare, mi aspetta una partita di golf.-
E con una certa eleganza mi disconnessi da Metaverse.
Ai loro occhi mi ero come dissolto nel nulla.

La mattinata era fresca, ero munito di maglione di lana grezza, sciarpa e un berretto bretone con visiera.
Non mi pareva il caso di sfoggiare il balmoral con il badge dei MacEwan.
Non sono molto tipo da kilt, questo va detto. Preferisco lasciarlo a Campbell per le grandi occasioni cerimoniali all'Università. Anche se ritengo che i nostri colori siano molto più belli dei loro...
Feci il mio ingresso allo Skye "Golf Club" con la mia migliore faccia tosta.
Mi qualificai come professore, e poi il mio cognome non era del tutto estraneo da quelle parti, dai tempi in cui i MacEwan erano diventati un "broken Clan", un clan di Senza Terra... Guarda caso, a favore dei Campbell... Forse è per quello che tra me e il Rettore le scaramucce sono all'ordine del giorno. Mah.

Indossavo gli screengrasses, in quell'occasione settati per apparire come occhiali da sole.
In realtà, ero connesso con il mio inviato in Metaverse, Alan Macbeth.
Mi diressi in una zona del green al momento deserta, per non dare nell'occhio e non sembrare un pazzo che parla da solo.
- Alan, ci sei?-
- Si profe... ehm: Mac.-
- Bene. Come vanno le cose nel pixelloso universo HD?-
- Mah, sono sulle tracce di Ronin. Sono abbastanza vicino al suo Avatar. Ma mi tengo a distanza fino a un tuo segnale.-
Scottish Play aveva un Avatar dai capelli verdi e dal fisico eccessivamente muscoloso: sembrava un cronista culturista punk della CNN. Lo vedevo a mezzo busto con un paesaggio tipo savana alle spalle. All'improvviso passò una Land Rover vecchio stile, sobbalzando. A bordo, una donna accanto a un uomo che guidava. Zigzagavano molto più del necessario rispetto alla natura del terreno, come se stessero andando a tentoni.
- Uhm. Trovo quantomeno strano che Ronin sia on line su Metaverse. Hai saputo con chi gioca l'emissario dell'Avatar, per meglio dire il Ronin in carne ed ossa?-
-Sì, ma è abbastanza irrilevante. Si tratta di un istruttore australiano, un ex campione piuttosto famoso ai suoi tempi: un certo Andrew Burrell. Praticamente sarà un mero allenamento.
- Ok. Il piano è quello che abbiamo concordato: io raggiungo lui e tu raggiungi il suo Avatar. Bisogna capire se l'Avatar è infestato, ovvero se è veramente controllato da Ronin oppure no.-
- Ricevuto.-
- Allora vado, da adesso in poi non parlo più a te ma a Ronin o Burrell. Se hai qualcosa da dirmi, io ti sentirò.-

Raggiunsi Gene C.Ronin e il suo istruttore trascinandomi dietro una sacca di mazze su un carrellino. Qualche colpo sapevo tirarlo, dopotutto. Così, fingendomi uno che si attardava su buche che loro stavano appena raggiungendo, salutai compitamente. Nel frattempo mi stavo domandando dove fossero nascoste le guardie del corpo di Ronin. Boh.
Buttai lì qualche osservazione sul tempo e poi sul mio ruolo all'Universtià di Edimburgo: avevo bisogno di rilassarmi, eccetera eccetera.
Ronin a quel punto si animò.
- Ah, avete ricercatori davvero capaci da quelle parti. Uno dei miei capi progetto arriva proprio da lì.-
Poi sì esibì in un colpo che Burrell commentò molto positivamente. Il che lo mise di buon umore. Vedendo che io ero piuttosto impacciato si sentì in dovere di darmi dei consigli, intrecciando il discorso tra le potenzialità rilassanti del golf e quelle ancora da mettere a frutto completamente dell'idrogeno.
Un ragionamento alquanto complesso, che richiedeva una soglia di concentrazione piuttosto elevata.
In quel mentre, Scottish Play attirava la mia attenzione sul fatto che anche l'Avatar di Gene C. Ronin stava conversando con lui, provocandolo con arguzia.
- Mac, questo qui mi si sta arrampicando su vette di sarcasmo sublimi, e mi sembra di sentire che anche l'Emissario non sia da meno, in quanto a loquacità...-
In effetti si stava creando proprio la sovrapposizione che desideravamo. Che ci segnalava una chiarissima, palese anomalia.
Sentendo sempre in sottofondo la voce incalzante del Gene C. Roin di Metaverse, decisi di scoprire -almeno in parte- le mie carte.
- Qualche volta vado anche in Metaverse, ma devo dire che non la trovo un'attività particolarmente rilassante... Lei c'è mai stato, signor Ronin?-
Lui era concentrato nella scelta della mazza giusta, cosa per la quale perse alcuni secondi.
Mi aspettavo di tutto. Che attirasse l'attenzione delle guardie del corpo (continuavo ad essere convinto che fossero acquattate nelle vicinanze), che non mi rispondesse affatto, che interrompesse seccato la conversazione... Invece niente di tutto questo. Continuò in tono affabile e tranquillo. Il Ronin Emissario mi stava decisamente simpatico, al contrario del suo insopportabile Avatar.
- Oh, professor... -pausa, come se non ricordasse bene il mio nome- MacEWan, certo che ci sono stato. E ci vado. Ho un Avatar meraviglioso, ho messo al lavoro un certo numero di progettisti bravissimi. Lo sa che gioco a golf anche lì? E con un certo successo! Sono più bravo lì che sul green reale... Vero Burrell? Una volta, in Metaverse, ho battuto perfino lui -fece un cenno impercettibile del capo verso l'istruttore- vero Burrell?-
- E ci va spesso? Su Metaverse, dico. Magari ci diamo un appuntamento... Facciamo un percorso insieme...- azzardai.
- E' da qualche giorno che non ci vado, del resto sono qui per giocare... davvero. Di solito ci vado un paio di volte la settimana. Comunque va bene, ci possiamo incontrare... Anche se io, onestamente, in Metaverse preferisco frequentare delle donne... Ci sono delle tipe strepitose!-
Ridemmo, tutti ben consapevoli di quanto il ragionamento di Ronin fosse... virtuale.
Io però avevo la voce preoccupata di Alan Macbeth nelle orecchie che mi ricordava:
-Mac, siamo indubbiamente davanti a un caso di possessione. O di qualcos'altro che non saprei. Comunque: un caso.-
Tag: alan macbeth, asian lednev, gene c. ronin, laura, macewan, metaverse 7.0, rettore campbell

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Capitolo 6 - La Torre di Asian
di Marhye Riba

I giorni trascorrevano con la solita monotonia in quella stanza di ospedale, l’unica cosa che teneva in vita Asian era il desiderio di poter dialogare anche virtualmente con la figlia. Aspettava con ansia notizie da Giorgio che, tra le poche cose che aveva saputo, era che in Second Life la figlia si faceva chiamare Melany Seriman. Non era molto, considerando il poco tempo che gli rimaneva da vivere, Asian aveva sempre il timore di non fare in tempo a scambiare due parole con la figlia anche se solo attraverso una tastiera e uno schermo.
Il giovane medico, Antonio Laterba, si dava alla ricerca di Melany ogni qualvolta entrava in Second Life. Per lui, oramai, quella rappresentava la sua missione, approvata tra l’altro dal Primario, il Professor Danzetti, conscio che l’attesa e l’ansia di rivedere la figlia, seppur in un ambito virtuale, potesse dare ad Asian uno scopo negli ultimi giorni che gli rimanevano da vivere.
Antonio, il giovane dottore, era dello stesso avviso, riconosceva l’effetto terapeutico su Asian, che, sebbene fosse scoraggiato a volte dagli scarsi risultati della sua ricerca, aveva acquistato una strana luce negli occhi. Tutto questo non sfuggì allo sguardo vigile di Antonio, che ebbe l’idea di portare un portatile nella stanza di Asian.
“Ecco, oggi, io e te entreremo in Second Life ed insieme cercheremo Melany” disse Antonio, entrando pieno di vita e di speranze in quella stanza, con indosso il suo camice candido. Asian rimase senza parole, quella irruzione così energica nella stanza lo aveva fatto trasalire, ma, al contempo, gli diede una strana sicurezza, come se dal corpo del giovane medico gli arrivasse tutta l’energia di cui aveva bisogno quel giorno. Lo lasciava fare, lo sentiva parlare e battere le dita sulla tastiera, con una velocità impressionante.
“Occorre che tu ti faccia un Avatar, Asian, altrimenti come farai a dialogare con tua figlia, qualora tu la trovassi?”. Asian, era rimasto fuori dal mondo civile per lungo tempo e quelle stregonerie telematiche non lo avevano mai interessato, cosa ne poteva mai sapere lui di cosa fosse un Avatar?
Antonio gli lesse nel pensiero e spiegò con grande accuratezza cosa fosse un Avatar e come poteva essergli utile. Asian, comprese allora che l’Avatar doveva essere la sua rappresentazione in Second Life, se voleva dialogare con la figlia doveva farlo attraverso il suo Avatar.
Antonio, con la sua solita destrezza, riuscì in poco tempo a registrare un nuovo account, chiese ad Asian quale nome preferiva per il suo Avatar ed egli rispose che di nome ne aveva uno solo, quello che aveva sempre avuto. Antonio non tentò neppure di spiegare ad Asian cosa fosse un nick, conosceva bene la ritrosia di Asian verso tutte le cose che gli risultavano ambigue, senza battere ciglio, Antonio, diede il nome all’avatar. “Ecco, si chiama Asian, come tu volevi. Questo sei tu”.
Asian, quando vide l’aspetto di quell’Avatar che rappresentava un giovane robusto, assunse una espressione incredula e interrogativa: “ Questo sarei io? Molto divertente! In questo modo rischio che mia figlia si innamori di me, scambiandomi per l’uomo dei suoi sogni”. Antonio non potè non osservare che per la prima volta Asian aveva avuto un impeto di allegria, lo vedeva divertito a quelle stravaganze. “Beh, in fondo, nel tuo inconscio, non è quello che vorresti? Non vorresti che tua figlia si innamorasse della vera persona che sei dentro?” Asian, non rispose, di colpo gli ritornò la sua solita espressione di uomo burbero. Si chiedeva come poteva riacquistare l’affetto della figlia, dopo averla abbandonata nei suoi teneri anni, proprio quando nella sua vita avrebbe avuto maggiormente bisogno della sua presenza?
Antonio, aveva percepito il disagio di Asian, si era già pentito di aver formulato quella frase, cercò di cambiare il corso dei pensieri negativi di Asian indirizzando l’attenzione all’aspetto del suo Avatar.
“Ok, ho capito, forse è meglio che tu non sembri troppo giovane. Vediamo, per prima cosa, cambiamo il colore dei capelli, li facciamo bianchi, eh, che ne dici? “Asian aveva lo sguardo perso nel vuoto, era lontano mille miglia dai pensieri di Antonio, la sua mente ad un tratto era offuscata da mille ricordi, da mille sensazioni. La voce di Antonio gli giungeva da lontano e a scatti, come quando la radio ha problemi con l’audio, le immagini davanti agli occhi gli arrivavano veloci e confuse. Nella sua mente c’erano strane rappresentazioni che si sovrapponevano una sull’altra. Il viso di Asian si sbiancava sempre più, le gocce di sudore gli scendevano dai capelli grigi e scivolavano sulla fronte, il respiro si faceva sempre più affannoso. Antonio comprese che quella era una delle sue solite crisi, chiamò gli infermieri che, prontamente , gli misero l’ossigeno e lo sedarono.

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