Capitolo 7 – bozza
Di Azzurra Collas
Il multi-schermo, cornice in plexiglass fucsia secondo la moda-schok anni Venti, cominciò ad accendersi con il solito effetto disco.
Lauriana pensò, tra uno starnuto e un colpo di tosse, che c'era da ringraziare il progettista, Luigi Alberto Novecento Boccatelli, formatosi alla scuola di Jhonn Jhonn Bradish, noto cultore della International Hippy Culture of the Nineteenth Century, se nel dominante e deprimente color metallo delle suite del Jolly di Locarno il dinamismo dei suoni e delle luci ricordava certe libertà nel lobo cerebrale sinistro ormai in via di disabilitazione, ma capaci di restituire ancora vibrazioni della memoria di una certa piacevolezza.
Lauriana scelse l'opzione slow e lasciò che gli schermi si accendessero in successione, attivando intanto gli strumenti del mestiere. La lavagna elettronica, scripts e pensil incorporati, la raggiunse silenziosa e rapidissima, con la mano destra, quasi attraversandola, riuscì a bloccarla sulle gambe, mentre con la sinistra cercava di consultare la beverage list del distributore di delizie mattutine. Nostalgia di caffè italiano e muffin anglosassone.
L'I.C.S.Re.Te. (Interstellar Center of Scientific Research and Technological) aveva da tempo elaborato un sofisticato sistema di rilevazione delle ricerche scientifiche su tutto l'emisfero destro del globo celeste, e questa utility, che aveva spesso criticato da buona liberal, le risultava utilissima ora che la sottile nebbia di petrolio stagnante sulla Basilicata le aveva provocato un'infiammazione delle vie respiratorie, non grave, ma certo fastidiosa, costringendola a disertare il convegno sulle energie stellari. Consultò il programma e bofonchiò a lungo della tosse che le aveva impedito di partecipare. La Hack era presente con un’attesa relazione. La foto identificativa ne esaltava gli occhi sgranati sull’universo stellare. Christa Valcatini, giornalista scientifica free lance come lei, invitava, esibendo la sua mascella squadrata, ad una simulazione di collisione tra due buchi neri, realizzata al computer da un gruppo di ricercatori della NASA. Una delle sale riproponeva il tema del creare energia con processi analoghi a quelli stellari, con il collegamento ad una mostra itinerante che aveva fatto storia: la "Fusion Expo", una produzione EFDA, Ifp-CNR, ed altri.
Sbirciò nella private zone del multi-schermo. Il livello di esibizionismo dei reality house aveva raggiunto un limite davvero insopportabile, almeno per chi, come lei, si portava dietro residui di una moralità chiaramente demodé. Smadonnavano uomini e donne costretti a convivenze bizzarre, che spesso terminavano con violenze terribili, immagini esemplari di una società che aveva scelto l’individuo e bandito tutte le forme di aggregazione affettiva. In una land del mondo Beta una cosca mafiosa brindava a trame evidentemente ben tessute: Ryan era ormai inoffensivo. L’ambiente non le sembrò del tutto estraneo, ma non ebbe il tempo di decifrare l’insieme. Si stupì che un’oscura trama internazionale fosse stata derubricata a private case, per ora non poteva far nulla oltre che sorridere del suo presunto talento di investigatrice. Provò disagio per una coppia che esibiva un complicato rapporto sessuale. Come un flash passò la foto identificativa del Rettore, ma sì…quello scottish. Non le venne in mente il nome, ne ricordò però la fama eversiva. Non capì dove si tenevano lezioni di scrittura. Attivò comunque un segnalibro. In un baleno Laura, agitatissima, con Mac e Asian…ma dove?
La relazione della Hack era già lì, postata direttamente dalla sua mente. Certo le sarebbe mancato il calore della voce e quello di un saluto, un abbraccio magari. Infiammazione e affetto non andavano d'accordo, evidentemente. La relazione era chiara e precisa. Ma qualcosa non quadrava. - … ho anch’io delle novità, ma non posso dirti nulla per ora, se seguirai il convegno, vedrai, avrai delle sorprese…positive…- Ricordava queste parole della Hack che le avevano fatto sperare in qualcosa di più che una dotta e precisa relazione sullo stato delle ricerche. Andò oltre. Come sempre, nel rispetto del metodo della interdisciplinarità che era una caratteristica del lavoro della Hack, la relazione era linkata alle menti di numerosi ricercatori del suo staff. Il multi-schermo continuava ad aprirsi con la solita pulsante batteria di luci e suoni, mostrando i testi linkati all'infinito, si poteva dire. Occorreva un adattamento del chip per poter cogliere l'insieme, ma nonostante l'avesse effettuato, la sua esperienza di giornalista scientifica non bastò a farle recepire l'intero universo di rimandi e citazioni. Si decise a consultare la sintesi, anche se sapeva che molte insidie si nascondevano dietro quei comodi ma spaventosamente lunghi omissis. Anche se la sua preparazione globale era profonda, non poteva controllare chi avesse formulato la sintesi e con quali vere intenzioni: "L'energia stellare risolve i problemi energetici anche oltre l'esaurimento del potenziale energetico del sole… Il problema delle scorie nucleari delle centrali controllate è del tutto superato, stivandole su speciali supporti rotanti posti attorno alle galassie, a distanza di sicurezza.". Sicurezza, ripetè Lauriana, Sicurezza. Qualcosa non quadrava. Riconosceva in più punti la struttura dell'intervento di Margherita: "Solo l'energia solare è utilizzabile. Le stelle sono troppo lontane. L'esplosione di una supernova distruggerebbe la vita sulla terra con le sue emissioni di raggi gamma, X e ultravioletti... solo le stelle almeno 8 volte più grosse del sole esplodono e sono rare. Non ce ne sono entro un migliaio di anniluce dalla terra...Siamo figli delle stelle perché le supernove sono le uniche bombe nucleari che invece di portare morte, portano vita. E' grazie ad esse che si sono formati i pianeti e successivamente le condizioni per la vita umana". Qualcosa non quadrava. Andò oltre. “Nel Sole, isotopi di idrogeno si fondono in elio”, spiegava da una tribunetta barocca Paul Platany dell’IRC, “e questo processo fornisce l’energia che, irradiata, permette la vita sulla Terra. Sono da tempo in corso esperienze di produzione in laboratorio dello stesso tipo di energia in modo controllabile. I risultati ottenuti hanno consentito di progettare il reattore IPTER, dal secolo scorso attivo in Francia grazie ad un’ampia collaborazione internazionale”. Qualcosa non quadrava. La relazione della Hack era una outdated copy. Su questo non ebbe dubbi. Sugli schermi passava con subliminale frequenza la sigla dello sponsor, la IHD, la Interplanetary Hydrogen Distrution, la più grande catena di distribuzione di idrogeno, che aveva preso il posto delle multinazionali del petrolio, ormai alle strette in tutti i paesi produttori. Se era stata importata una outdated copy della relazione di Margherita, qualcuno ci aveva messo di certo lo zampino.
Benedetta la sua mania di multitasking girl. Era su più mondi, in fondo. Provò a rintracciare Astrolabia con un click, ma il server non rispondeva. Doveva averne fatta una delle sue, con la mania degli arcaismi, Kubera l’aveva certamente disabilitata per il tempo “giusto”. Provò a immare Mac. User not online - message will be stored and delivered later. Provò con Asian. Lo trovò che contemplava un sé/avatar ermafrodita su Cyberlandia. Lei, Lauriana, si scoprì in un improbabile completo grigioperla tipo Rossella O’hara, con le braccia in croce. Le venne incontro Margina, dai lunghi capelli, disinvolta in tutti i mondi, decisamente. Immò Asian, ma era evidentemente preso in un IM con chissà chi. Non era il giorno giusto, pensò. Un deciso colpo di tosse la ricondusse nel Jolly di Locarno, mentre ancora andavano in sequenza le immagini del convegno. Riprese in mano il frammento, per non perdere l’abitudine a risolvere enigmi. Fu il supervisore del Centro di Controllo dei Linguaggi Interplanetari (IPLCC) a contattare lei. E questo le fece letteralmente cadere il frammento di mano.
- unknowed object-unknowed object- strideva un droide tondeggiante.
- Lauriana Perla – pronunciò il proprio nome con qualche esitazione.
- Ben-ve-nu-ta, Lauriana – pronunciò con il tono più familiare che poteva il droide.
- Bentrovato – rispose Lauriana, riavutasi dallo stupore. Non riusciva a fissare l’idea che lei vedeva gli altri, come gli altri vedevano lei. Anzi gli altri, loro, ricevevano le sue funzioni cerebrali prima di lei.
- Quel-la in-tu-i-zio-ne…-
- Intuizione? –
- Il luo-go ri-co-no-sciu-to…-
- Ah, sì, il luogo della convention mafiosa…non so, mi pareva di aver visto quell’ambiente…quella prospettiva…-
Inutile nascondersi, sapeva benissimo di essere, come giornalista, nella lista di controllo. Come aspirante investigatrice, si chiedeva in quale lista sarebbe finita.
- Unknowed-non-in-da-ga-re-unknowed-non-ri-co-no-sce-re-unknowed-non-in-ter-pre-ta-re-unknowed- –
Spegnere il multi-schermo era l’unico modo possibile, rischioso, ma l’unico modo possibile, uscire da quel mondo, rischiosissimo, ma l’unica difesa possibile. Avere l’affanno da seduta le risultò, ovviamente, assurdo, ma aveva l’affanno. L’isola di Juni le sembrò il rifugio più sicuro, schermata com’era da interferenze esterne, da lì avrebbe contattato Asian, sperando che si fosse staccato da quel sé inquietante in Cyberlandia. Ma a che punto e dove fosse il cuore dell’intrigo poteva saperlo probabilmente solo da Astrolabia, e da Kubera, se mai fosse riuscita a superare la barriera di rifiuti cosmici che lo proteggeva e a farsi ascoltare con la promessa di qualche rifiuto eccezionale per la sua collezione. Le venne in mente quel congegno infernale per ibernazione che troneggiava ormai inutilizzato a Post Utopia. Far promesse non era il suo forte, c’era anche il rischio che quell’aggeggio fosse only owner. Ma tentar non nuoce. Rise di gusto pensando a quale sarebbe stata la reazione di Kubera a sentir pronunciare liberamente tali arcaismi, e ancora di più alla vista di un ibernatore anni ’80.
Chiese al tom tom di ultima generazione, che aveva installato da poco su suggerimento di F., di segnarle il percorso. Non sarebbe stato semplice trovare una linea libera e protetta. Ma questa era la sfida, e lei le sfide non le aveva mai mancate.