La torre di Asian

La torre di Asian - romanzo collettivo

"Gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all’orrore, e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi al profumo. Poiché il profumo è fratello del respiro. Con esso penetrava gli uomini, ad esso non potevano resistere, se volevano vivere. E il profumo scendeva in loro, direttamente al cuore e là distingueva categoricamente la simpatia dal disprezzo, il disgusto dal piacere, l’amore dall’odio. Colui che dominava gli odori, dominava il cuore degli uomini.". Sul suo volto aveva disegnata la risata sardonica che accompagnava la lettura del Das Parfum - Die Geschichte eines Mörders, del benemerito Patrick Süskind. Iniziava capoticamente sempre dallo stesso punto e terminava sempre allo stesso punto. Spuntava sbilenco dalla pila dei libri su cui passeggiavano indisturbati i puntuti scarafaggi di ultima generazione, lo afferrava, leggeva quelle poche righe, tormentava ancora un po' i bordi ormai sfatti, lo ridepositava con un ghigno. Ogni medaglia ha il suo rovescio, ovviamente, e i profumi non sono l’unico versante dell’olfatto. Zaffate di fetore invadevano la strada dal sottoscala. La Parigi del XVIII secolo. La Post Utòpia del XVIII millennio. Scentless Apprentice dei Nirvana (orgoglio suo di archeologo di suoni) sfumava sugli echi delle trivellazioni aeree. - Beato Jean-Baptiste Grenouille, - blaterava - nato il 17 luglio 1783 nel luogo più puzzolente di Francia, il Cimetière des Innocents di Parigi.-. Nessun odore lui. Mentre Carlos puzzava. Un Filottete per scelta: la sua fetida ferita era la sua identità. La feritoia sulla sua testa lasciava entrare giusto un filo di luce, misto ai fumi e alle silhouette dei lucidi vermi meccanici striscianti al ritmo della musica di land. Carlos era nel suo dominio. Dirty. Carlos amava le parole pertinenti e dirty era pertinente. Un grande successo il suo MMORPG (Massively Multiplayer Online Role-Playing Game) dalla sigla accattivante, O.A.W.I, l'uovo di colombo del Metaverso, gli odori associati alle immagini: olosmìa. Una fiumana di wear. Un mare di wear. Un oceano di soldi. Il successo, dunque: -media-donne-uomini-potere-denaro-media-donne-uomini-potere-. "Colui che domina gli odori, domina il cuore degli uomini". Poi il declino: - Perché portarsi dietro anche il peggio di sé – decretò la generazione degli Avatarangeli. Ma intanto anche il flusso dei suoi pensieri continuava a puzzare. Quando raggiungeva i nubbies, radi, osservava le ombre scansarsi dal rifugio sotterraneo, inefficace protezione dalla sfera olfattiva. Lui era Gene C. Ronin o G. Carlos Ronin. Bello, elegante, emanava un subliminale profumo d'uomo avvenente, che si muoveva tra ali di fans sul suo bolide all'idrogeno. Benefattore dell’umanità, per aver sconfitto le multinazionali del petrolio, prontamente sostituite dalle sue multiplanetarie dell’idrogeno. Accompagnato dall'efficiente istruttore australiano, un ex campione piuttosto famoso ai suoi tempi, Andrew Burrell, esibiva il suo perfetto equilibro da giocatore di golf sui campi più "in" della galassia. Mac l'aveva sfidato. Era chiaro che era un emissario dell'Università di Edimburgo, quel Mac, quel net-ective fallito che balbettava qualche colpo di golf per provocarlo.
Scottish Play, intanto, perso il contatto visivo con Mac, si era avventurato per luoghi sconosciuti fino a Post Utòpia, seguendo – era in fondo un aspirante net-ective, o no? – un debolissimo inquietante segnale. Carlos ne aveva sentito subito l'odore giovane, vitale, inquietante, un nubbie da possedere. La deformità della sua doppiezza metteva a dura prova la piccola sedia appena supportata dal sottoscala. Il processo di duplicazione si era compiuto con la lentezza e la precisione delle variazioni genetiche. Era doppio. Doppio e assolutamente unico. Aveva sperimentato in Patagonia per la prima volta il processo di adattamento del corpo alle situazioni persistenti, e questa situazione era decisamente persistente. Diciamo utile la duplicazione, se ben controllata, terribilmente rovinosa, se affidata agli istinti peggiori. Dunque l’ubiquità real-virtual life era stata la sua seconda grande invenzione. L’ubiquità aveva generato i più grandi mostri della storia. Un certo Gilles de Rais, per esempio, un certo Hitler, per esempio. I governi di tutto l'emisfero destro lo avevano cercato in quello sinistro e così i governi dell'emisfero sinistro lo avevano cercato in quello destro. Ora lo ricercavano dovunque. Forse lo corteggiavano? E lui era lì, godendosela a marcire nelle viscere di Post Utòpia, mentre intanto navigava elegante e profumato nei mondi possibili, riservando il suo fetore ai nubbies rifiutati dall'Eden. Solo il sorriso, sardonico, demoniaco, che stringeva le labbra sottili in un eterno effetto lifting, legava i due e unici Carlos. Il sarcasmo, l'unico indizio. Divertente, in fondo, invadere i database delle efficienti macchine elettroniche di epoche passate presenti e future, con il suo hackeraggio aggressivo, i suoi virus erano notoriamente senza vaccini. Nonostante O.A.W.I fosse ormai obsoleto, laser olfattivi continuavano ad essere puntati sull'orizzonte stellare. Ne approfittò per lanciare un’olosmìa in superficie, creando un Troll davanti a Scottish. La flemma nordica di Scottish lasciò che il fetore si espandesse liberamente nella piazza, con lo stesso aplomb, ereditato da un progenitore britannico doverosamente celato agli amici scozzesi, affrontò il rischio di essere trollato. Notò la t-shirt nera con la scritta rossa "fuck SL", che spuntava dal folto pelame. - My god... - disse tra i denti Scottish - raffinatezze da XXI secolo...-.
- Ehi, Scottish...dove sei finitoooocaz…dammi le coordinateeee… - blaterava Mac, sturando i timpani di Scottish e mettendo in crisi il suo aplomb. Scottish mise furtivamente il mic al minimo, sperando che Mac potesse comunque ascoltare, mentre chiuse il canale olf, riservando a sé il fetore, per evitare le prevedibili intemperanze verbali del suo capo, che lo avrebbero messo pericolosamente allo scoperto. Precauzione inutile, ovviamente, nelle vicinanze di un hacker del livello di Carlos. Le labbra di lui, infatti, si erano intanto stirate fin quasi agli orecchi. - Sono in contatto, dunque -. Mac avrebbe capito? Ma cosa? Chi poteva captare segnali da Post Utòpia? Come vi era giunto il flemmatico Scottish?

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Lauriana si era teletrasportata sulle lastre ferrose di Post Utòpia, dove un tempo aveva conosciuto Asian, l’internauta, e conservava un suo piccolo spazio privato. Non c'era da chiedersi cosa proteggesse la sim dalle interferenze esterne. La bolla di idrogeno compresso in cui l'aveva racchiusa Juni costituiva una barriera ideale. La zona diurna appariva limpida e luminosa per i riflessi delle lucide lastre d'acciaio. La cupa zona notturna era top secret, territorio proibito per chi non avesse grande esperienza del metaverso e dei suoi trabocchetti. Leggende cosmopolitane narravano di scomparse improvvise e definitive. Soprattutto giovani nubbies in cerca di avventure non avevano fatto più ritorno. Lauriana se ne teneva doverosamente a distanza, ovviamente, anche se qualche brivido le passava ogni tanto nelle ossa al giungere di effluvi dalle viscere di quel mondo bifronte. Spense il tom tom, per evitare un surplus di segnali e accese il pc, sperava di rintracciare Astrolabia e risolvere in sicurezza l'enigma. Rilesse e ricollocò la stringa nel suo database fonico per l’ennesima volta, pur sapendo che non era pane per i suoi denti. Bella questa, pensò, chiedendosi da quale spiffero di memoria giungesse quell’idioma sentenzioso.

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Il Troll era della peggiore specie. Gli insulti che rivolgeva a Scottish erano davvero pesanti, con uno strano forcone, inoltre, puntava pericolosamente ai genitali del giovane. Il suo aplomb stava incrinandosi, ma l'obiettivo era essenziale e Scottish tentò la carta del "chi domanda non fa errore", stringa utilissima, ereditata da un’antenata italiana e ritrovata per caso nel suo DNA lessicale, che, da una comparazione grafico-fonico-semantica, aveva scoperto essere originario dell’antica Lucania, poi Basilicata, poi ...non ne aveva più trovato tracce.
- Sorry, sir… - Una risata demoniaca esplose alle parole cortesi.
Ma Scottish rimase imprevedibilmente al suo posto. La fede in Mac, il desiderio di guadagnarsi definitivamente la sua stima erano più forti di qualunque difficoltà.
- Sorry, sir… - riprese Scottish - Il Troll apparve spiazzato dalla freddezza del giovane. Ed anche Carlos, in effetti. Da tempo ormai odiava la sua solitudine (si fa per dire) e cercava qualcuno degno della sua stima, magari per una partita di golf, nel grande campo sotterraneo di Post Utòpia. Da quando Asian aveva smontato la Torre per sottrarla al suo dominio, non aveva conosciuto più nessuno degno della sua attenzione. Per farsi del male (era il suo modo di riconoscersi), attivò la memo video-audio sul lobo frontale destro:

- Asian, ecco il tuo dominio. – diceva solennemente Carlos, indicando l’orizzonte sconfinato oltre l’arcipelago postutopiano.
Il silenzio di Asian era abbastanza eloquente.
- Lascerai tutto questo per i tuoi pensieri astrusi, per i tuoi guru, per i tuoi filosofi da strapazzo? Impara ad apprezzare la solida logica del denaro… -
Il silenzio di Asian era molto eloquente, ma Carlos voleva ancora tentarlo:
- …il concreto piacere della proprietà, del potere. Lascia che le parole si aggroviglino in grumi senza senso nelle menti degli intellettuali… -
Il silenzio di Asian occupava ormai ogni eco delle sue parole, ma lui voleva tentarlo ancora.
- …lascia a me il potere che allinea le parole in stringhe potenti, lascia che ne assorba l’energia nascosta, ultima risorsa… La solida logica del verbum…
Il silenzio di Asian era ora rotto solo dal precipitare della torre. Aveva nascosto prontamente la stringa fondante, con un rapidissimo colpo di mouse, prima che Carlos l’avvinghiasse, e si era immesso in un canale protetto con l’ansia del naufrago, del fuggitivo, del migrante. Si spense sulla bocca di Carlos per un baleno il sorriso, ma fu davvero un baleno.


Era dunque questa l'occasione per contendere a Mac non solo il primato nel golf, e chissà cos'altro, ma anche il giovane aspirante net-ective. Il Troll rispose all'impulso inviato da Carlos, colpendo imprevedibilmente alla nuca Scottish. Il Troll depose Scottish sull'amaca lurida, posto riservato agli ospiti di riguardo. - Per ora non è il caso di svegliarlo - disse Carlos. Aveva un impegno al club, il solito giro di poker, e gli serviva depotenziare il suo doppio per non rischiare che prendesse il sopravvento in situazioni di stress. Li lasciò assopiti nel loro sonno incosciente, liberando per loro sogni e incubi in loop.

- Vatti a fidare dei giovani - blaterava intanto Mac - Vatti a fidare dei giovani...- sibilava addirittura, intervallando imprecazioni e sbuffate da macchina a vapore d'altri tempi. L'eco giungeva a Post Utòpia come una nenia conciliante alle orecchie peste di Scottish. Ma ovviamente Mac ancora non poteva saperlo. Non gli restava che riprendere in mano la storia della Torre, a questo punto. Non avrebbe tollerato di essere di nuovo contattato da Asian, senza avere almeno qualcosa di concreto da raccontargli. Certo poteva raccontargli e chiedergli conto della torre policroma in Cyberlandia, dirgli che lì aveva incontrato Ronin. Beh, davvero Asian non gliela contava giusta, aveva proprio l'aria di chi sa tutto, ma vuole che siano gli altri a dirglielo. Un vanesio della conoscenza, in fondo. Ma pure la sua ansia era talmente reale e coinvolgente da muovere energie e provocare domande che pretendevano inderogabili risposte. D'altro canto si era detto più volte che il sospetto che tutta la conoscenza prodotta e producibile potesse essere cancellata o gravemente mutilata bastava a stuzzicarlo, anche se non l'avrebbe mai ammesso davanti ad Asian, il vanesio.

Si decise ad attivare il sistema di potenti computer dell'Università per cercare di riprendere il contatto con Scottish. Aveva un'idea, per quanto assurda, da verificare. Quella sera il Rettore sarebbe andato al club, il solito giro di poker, poteva navigare tranquillo. La rete inter-universitaria era sempre stata un'insostituibile fonte di notizie. Entrò più facilmente di quanto avrebbe creduto, anche dopo gli ultimi gadget antihacker. Le interminabili stringhe di password scorrevano, come le fluide acque di un fiume azzurrognolo. Si ritrovò con gli occhi dilatati e fissi quasi per effetto d'ipnosi. – Attenzione. - si disse - Datti un pizzicotto, se dovessi essere trascinato nel fiume degli asterischi. -. Ok. Stava investigando, pensò, un po' di serietà, insomma. Ad un certo punto il fiume si biforcava in due livelli. Il flusso di password si bloccò. Non c'era verso di procedere. Ma accettò la sfida. Un paziente estenuante lavoro di confronti e riscontri lo condusse alla soluzione, trovò la password del livello inferiore. Forte, Mac. Ripreso fiato, copiò tutto quello che poté sulla sua potente interinet key. Ebbe la tentazione di spegnere, quasi che si sentisse scoperto e in pericolo, ma lasciò che i dati continuassero a materializzarsi sullo schermo multiplo e che il meccanismo lo prendesse completamente. Era quello soltanto il modo per capire fino in fondo quanto stava accadendo.

L'ambiente era quello di un bazar dell'era di Second Life, casse, scatoloni di dimensioni diverse distribuiti in uno spazio ampio e anonimo. Un non-luogo virtuale, insomma. Classico script su ogni oggetto. Al passaggio del mouse era ben visibile il nome dell'owner: G. Carlos Ronin. Sapeva bene chi fosse Gene C. Ronin. Omonimia? Non poteva pensare che quel bellimbusto circondato da uno staff efficientissimo di dirigenti generali, di direttori di settore, capiufficio, impiegati, autisti, uscieri, allenatori, che quel benefattore venduto dell’Umanità postumana, frequentasse le rete per costruire casse virtuali! Aveva tentato fino allo spasimo di forzare le casse, aggredendole da ogni prospettiva, strisciando loro attorno per penetrare almeno con uno sguardo all'interno. Aveva cercato di sollevare la corda lattiginosa intrecciata di filamenti scuri che le legava, per cercare un varco al mouse. Tutto inutile. Erano only owner, protette in ogni pixel. La tentazione di spegnere era forte quanto la sensazione di essere intrappolato in un meccanismo incontrollabile. Cercò un TP in qualche recesso dello stanzone. Niente. Stava scoprendo l’ansia da tastiera, di cui qualcuno, non sapeva né quando né dove, gli aveva postato gli effetti. Sentì le dita irrigidirsi, i polpastrelli mostravano una curiosa metamorfosi verso un grigio metallico, mentre le linee arrotondate della pelle si concentravano in un punto per ridisporsi in numeri e lettere.

Melany fu la prima ad agganciarlo, Baby la seconda. Xxanty picchiava furioso da un lato all'altro del suo scatolone. Ryan invocava Betta. Lauriana contemplava le plaghe untuose della sua terra. Pensò che, manco a farlo apposta, da un momento all’altro sarebbe comparso Asian. Prigionieri di un gioco, dunque? Era Fabrizio che lo raccontava a una nubbie dalla sua grande cassa: Asian era il filo che legava le loro storie, finché Asian fosse stato libero, loro sarebbero stati prigionieri di quel gioco. Avatar su una scena anonima, che si attivava al passaggio del mouse dei radi visitatori, mentre la loro vita scorreva intanto in una realtà per loro inattingibile. Per di più la vedevano scorrere quella vita, impotenti testimoni e protagonisti altrettanto impotenti. Ostaggi di una guerra combattuta per il dominio delle risorse stellari e insieme per la conoscenza. Finché Asian avesse posseduto le chiavi della Torre, governato le stringhe di parole che tengono insieme il sapere, il governatore delle loro vite li avrebbe manovrati a suo piacimento, gestendo a suo piacimento le parole delle loro storie.
Una sperimentazione della rete inter-universitaria, dunque? Un puro gioco di vite virtuali si era trasformato in un tragico intreccio di vite reali, dunque? O viceversa? Ma perché, per chi tutto questo?

Asian, dunque, gli aveva mentito? Era, dunque, ancora colui che governava la torre della conoscenza? Cosa voleva veramente da lui, dunque?

Tag: asian, edimburgo, enigma, mac, parigi, post, rettore, ronin, scottish, torre

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14 Commenti

Sunrise Jefferson aka Albamarina Commento da Sunrise Jefferson aka Albamarina su 1 Giugno 2009 a 20:49
La classe non è acqua... Chapeau!
Lorenza Colicigno aka Azzurra Collas Commento da Lorenza Colicigno aka Azzurra Collas su 1 Giugno 2009 a 21:42
Grazie, cara, spero di vederti stasera!
asian lednev Commento da asian lednev su 2 Giugno 2009 a 15:53
Bellissimo, davvero!
Lorenza Colicigno aka Azzurra Collas Commento da Lorenza Colicigno aka Azzurra Collas su 2 Giugno 2009 a 16:01
Grazie, Asian, troppo buono!
MacEwan Writer Commento da MacEwan Writer su 3 Giugno 2009 a 12:17
Me lo sto stampando.
:-)
MacEwan Writer Commento da MacEwan Writer su 3 Giugno 2009 a 12:31
Bellissimo, impegnativo per i seguiti.
I seguiti saranno "capitolo nove", vero? Ho capito bene?
Lorenza Colicigno aka Azzurra Collas Commento da Lorenza Colicigno aka Azzurra Collas su 3 Giugno 2009 a 15:02
Grazie, Mac. Ora postiamo i capp. 9. Credo che sia importante un incontro per scambiarci le nostre opinioni sulla continuazione, soprattutto sull'ipotesi da valutare, se, a questo punto, lasciare che ciascuno cerchi la "sua" soluzione, o se collaborare tutti insieme o almeno in gruppi a creare dei percorsi ben intrecciati. Credo che Lunedì prossimo dovremmo esserci tutti per concertare come proseguire; è importante anche il discorso della implementazione dei "contatti" con altri blog e blogger, nel tentativo di creare per i nostri personaggi "virtuali" e "letterari" vite reali e trasferirne le esperienze, dove e come possibile, all'interno del nostro blog e del romanzo. Questo aspetto della "vita" del romanzo può seguirla liberamente chiunque di noi voglia, senza forzature. La saldatura tra tutte queste vite scaturirà come una naturale conseguenza del nostro dialogo in SL, che proprio ora dovrebbe quindi farsi più costante. Sperem!
Aldous Writer Commento da Aldous Writer su 3 Giugno 2009 a 23:39
Carramba !!!!!!! Azzurra mi hai lasciato esterrefatto e ammirato ! E' un capitolo che vive di vita propria per l'insieme di spunti visionari e di possibilita' narrative.
Quasi dispiace dover continuare la (le) storia (e) su registri diversi.
...
Ho bisogno di un momento di assimilazione e riflessione e naturalmente di confronto.
A presto
Lorenza Colicigno aka Azzurra Collas Commento da Lorenza Colicigno aka Azzurra Collas su 4 Giugno 2009 a 6:57
Ti ringrazio, Aldous, per le tue parole, ma non dimentichiamo che questo cap. ha senso solo se diventa un crocevia per altri percorsi. A presto, ma con tutta calma!
Susy Commento da Susy su 6 Giugno 2009 a 20:19
Che dire? Splendido, perfetto! E adesso dove trovo il coraggio di scrivere le mie due cosine... Azzurra, après toi, le déluge!!

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